Carceri: nuove linee guida contro suicidi e autolesionismo

Il palazzo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria a Roma
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Rafforzare la prevenzione del suicidio in carcere attraverso un approccio multidisciplinare, una maggiore integrazione tra operatori e un potenziamento degli strumenti di sostegno psicologico. È questo l’obiettivo delle nuove linee guida per la prevenzione degli autolesionismi in ambito penitenziario emanate il 9 marzo scorso dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, che aggiornano e integrano le strategie già in vigore.

L’analisi dei dati relativi al periodo 2015-2025 – svolta dal gruppo di lavoro multidisciplinare per la prevenzione del rischio suicidario in ambito penitenziario – evidenzia un andamento complessivamente crescente dei suicidi e dei tentativi di suicidio, indipendentemente dal numero dei detenuti. Tra i fattori di maggiore rischio emergono specifici contesti criminologici e personali: in particolare, una quota significativa dei casi riguarda detenuti responsabili di maltrattamenti in ambito familiare, atti persecutori e, in misura minore, omicidi di familiari.

Partendo da ciò, la circolare richiama innanzitutto la necessità di una piena attuazione dei piani regionali e locali di prevenzione del suicidio. Attualmente, alcune regioni presentano piani non aggiornati, mentre in diversi istituti i piani locali risultano assenti o non rinnovati. I nuovi piani, regionali e locali, dovranno prevedere momenti di verifica del processo operativo dai quali eventualmente trarre ulteriori indicazioni operative.

Uno dei pilastri delle nuove linee guida è l’integrazione multiprofessionale. Il modello operativo proposto supera la logica delle competenze separate, puntando su una collaborazione continua tra personale trattamentale, sanitario e di Polizia penitenziaria. Fondamentale diventa quindi la circolazione tempestiva delle informazioni, anche informali, per intercettare precocemente segnali di disagio, inclusi quelli più lievi, che devono essere immediatamente condivisi e valutati.

La circolare invita inoltre a ripensare il modello di intervento sul disagio psichico, evitando il ricorso eccessivo alla medicalizzazione e il modello farmaco-centrico. Per questo si punta a rafforzare il contributo degli psicologi, in particolare degli esperti ex art. 80 dell’ordinamento penitenziario, per i quali è previsto anche nel 2026 uno stanziamento di 5,5 milioni di euro. Il loro intervento, integrato con quello del servizio sanitario nazionale, è considerato strategico per migliorare il benessere complessivo dei detenuti e prevenire comportamenti autolesivi.

Anche le misure di sorveglianza intensificata devono improntarsi all’ascolto e al sostegno, con particolare attenzione a specifiche categorie di detenuti, come gli autori di violenza domestica e di genere.

Un ulteriore ambito critico è rappresentato dai detenuti prossimi alla scarcerazione. In questi casi, il rischio suicidario può essere legato all’ansia per il reinserimento e alla mancanza di riferimenti esterni. Per rispondere a questa esigenza, la circolare introduce in modo strutturale il “servizio dimittendi” in tutti gli istituti penitenziari. Il servizio, coordinato dal Funzionario giuridico-pedagogico, avrà il compito di accompagnare il detenuto nella fase finale della detenzione, con l’obiettivo di ridurre il senso di isolamento e l’incertezza e favorire un reinserimento graduale e consapevole.

La circolare tocca anche il fronte del supporto psicologico al personale, in particolare quello di Polizia penitenziaria, per il quale dal 2022 è stato istituito un apposito capitolo di spesa con uno stanziamento di un milione di euro per il triennio 2022-2024, confermato per il triennio 2025-2027.

“La prevenzione del suicidio in carcere – conclude la circolare – è una responsabilità che coinvolge tutti gli attori del sistema”. L’efficacia delle misure dipenderà non solo dalla loro applicazione, ma dal grado di partecipazione e consapevolezza degli operatori. Un approccio che punta a coniugare sicurezza, trattamento e tutela della dignità della persona, nella prospettiva di un sistema penitenziario sempre più attento alla dimensione umana.

 

Circolare 9 marzo 2026 – Ulteriori linee guida per la prevenzione degli autolesionismi in ambito penitenziario