Sisto: “Nell’IA la deontologia viene prima della normativa”
14 Aprile 2026
“Dal momento in cui ci si accosta al tema dell’intelligenza artificiale, l’articolo 102 della Costituzione ci ricorda che le sentenze sono scritte dai giudici e i giudici non sono artificiali ma assolutamente naturali”. Così il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto al convegno ‘Intelligenza artificiale agentica e attività investigativa: verso un modello pubblico integrato di gestione delle intercettazioni’. L’evento si è svolto questa mattina a Roma, presso la sala del Refettorio del palazzo San Macuto.
Secondo il viceministro, all’inarrestabile sviluppo dell’IA bisogna porre delle condizioni non soltanto normative ma soprattutto deontologiche. Il rischio, altrimenti, è quello di una standardizzazione verso l’alto della prestazione lavorativa, soprattutto nell’ambito del processo civile che è diventato essenzialmente scritto e privo di umanizzazione.
“Un approccio etico a questi temi è fondamentale: non si può prescindere dal fatto che ciascuno di noi debba avere la misura, la dignità, la capacità, l’intelligenza e il rispetto dei ruoli. Vale per i magistrati, per gli avvocati e per ciascuno di noi”. E ancora: “Si corre il rischio di pensare che, avendo un prompt intelligente o rivolgendo una domanda corretta all’AI e riversando i dati nel calderone del pensiero ripetitivo, sia possibile avere la stesura di una memoria o di una istanza”. Pericolo, questo, che per Sisto “Potrebbe essere arginato dal ritorno all’antico principio dell’oralità, un ritorno alla presenza fisica di giudici e avvocati nelle aule, soprattutto durante la fase finale del processo”.
In tema di intelligenza artificiale e indagini preliminari, il Viceministro ha sottolineato che gli strumenti tecnologici possono essere un valido aiuto per garantire una migliore capacità di accesso agli elementi di prova. Si è detto però “Terrorizzato” dall’ipotesi che “una prova si possa costruire artificialmente”.
E se da un lato l’intelligenza artificiale ha un grosso “pregio – difetto”, che è quello di non cambiare mai idea, dall’altro, dice il Viceministro, si ha “l’intuizione umana, quale sublimazione della conoscenza, che molto spesso si è rivelata una strategia vincente nella risoluzione dei processi e che non può rischiare di essere intaccata da alcune forme di IA”.