Nordio: “Torniamo a dialogare, partendo da temi concreti”
25 Aprile 2026
Completare l’organico della magistratura, stabilizzare gli addetti all’ufficio del processo, informatizzare i fascicoli. Questi sono solo alcuni dei punti del programma che in questi giorni il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha definito nel corso delle riunioni tenute al Ministero, con il viceministro Sisto e il sottosegretario Ostellari, cui recentemente, fresco di nomina, si è unito Alberto Balboni.
Intervistato da Virgina Piccolillo per il Corriere della Sera, Nordio ha parlato del post referendum, descrivendo ‘un calendario fittissimo, un cronoprogramma articolato’, dove non possono mancare gli incontri con l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio nazionale forense – “il 29 aprile avremo un confronto” – ma successivamente prevede anche una interlocuzione con il Consiglio superiore della magistratura.
“Una settimana di meritato riposo dopo due mesi di campagna referendaria con oltre centinaia di interventi, la ricomposizione dello staff ministeriale” e Nordio si dice pronto a ripartire. Gli argomenti sul tavolo della giustizia sono molti: le intercettazioni, “un problema parlamentare ma auspichiamo che facciano in fretta”, il giudice collegiale che “oramai é legge e non si discute” ma semmai ‘rimandarne l’entrata in vigore a fine anno quando saranno superate le eventuali criticità grazie all’assunzione di nuovi magistrati”. Il carcere, “l’argomento più importante” conferma Nordio che ancora una volta parla di “detenzione differenziata per i tossicodipendenti, di nuove strutture con la creazione di migliaia di nuovi posti”. Ma soprattutto, ciò che definisce “priorità etica prima ancora che giuridica”: il piano per contrastare il dramma dei suicidi.
Insomma, il Ministro Nordio, per il quale “il successo non é mai definitivo e il fallimento non é mai fatale”, che sarebbe stato comunque pronto a lasciare se glielo avessero chiesto, c’é e non si tira indietro, se si parla della sconfitta referendaria. Ammette che sicuramente “un difetto di comunicazione” c’é stato, “gli slogan del No sono stati più efficaci, suggestivi, la diffusione più capillare”. Ma è convinto ancora che “sarebbe stata la prima vera riforma liberale dalla fondazione della Repubblica”.