Brescia: “Giustizia riparativa: attualità, prospettive, nuove sfide”

Corte appello Brescia (foto Capp Brescia)
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Domani, 6 maggio 2026, a Brescia presso il Palagiustizia, a partire dalle 15, si terrà il convegno “Giustizia riparativa: attualità, prospettive, nuove sfide”.

Al saluto della presidente della Corte d’appello, Giovanna Di Rosa, del procuratore generale, Guido Rispoli, e della vicepresidente degli avvocati bresciani, Valeria Cominotti,  seguiranno gli interventi  di Claudia Mazzucato, dell’Università Cattolica, Monica Cali, presidente del Tribunale di Sorveglianza, Laura D’Urbino, del Tribunale per i Minorenni, Anna Scalori, coordinatrice del Centro di giustizia riparativa di Brescia, e Anna Cattaneo, de quello di Bergamo. Durante l’incontro, primo momento pubblico di approfondimento e confronto sul ruolo della giustizia riparativa nel distretto, ci sarà anche la presentazione di un successivo programma di formazione, con corsi mirati per i magistrati che si svilupperà in tutto il distretto, accreditati anche dall’Ordine degli avvocati.

‘Aggiustare’ per ricomporre l’intero. E poi ricominciare. Intervenire per ripristinare, ma sotto una nuova luce. Perché se non la si intravede nemmeno, allora il fine ultimo della pena, la riabilitazione, perde di qualsiasi senso. Ed é proprio per non perderlo di vista, che anche Brescia — intesa come distretto giudiziario — avrà il suo Centro di giustizia riparativa, previsto dalla riforma Cartabia, che sotto questo profilo ha introdotto una disciplina organica nel sistema penale. Sorgerà in città, a Mompiano, al civico 16 di via S. Antonio, e sarà inaugurato il 7 maggio alla presenza dei rappresentanti del Comune e della Provincia. Ma ce ne sarà uno anche a Bergamo. Alla base, un’intesa con i Comuni di riferimento, la Loggia nel caso di Brescia, che ha messo a disposizione gli spazi. Obiettivo: ‘riparare’ al danno emotivo-relazionale e materiale causato dal reato, favorendo il dialogo e la responsabilizzazione di chi l’ha commesso. Mettendo sempre al centro la vittima.

“Alla giustizia riparativa si ricorre ancora troppo poco, anche per mancanza di risorse – ha detto la presidente della Corte d’appello, Giovanna Di Rosa -. Questi due Centri confermano la strutturazione territoriale ampia e coordinata e coprono l’intero distretto con riferimento, anche ai Tribunali di Mantova e Cremona”. L’auspicio della Presidente è che “si investa sui programmi di giustizia riparativa, per dare attuazione alla normativa in maniera completa”, che, ferma restando l’organizzazione in capo ai Comuni di riferimento, prevede “una Conferenza locale per la giustizia riparativa, cioè un organismo che vede anche la partecipazione del Ministero, delle Regioni, delle Province e, a cascata, dei Comuni. Così si costituisce quindi un Centro, che fa rete presso gli Enti locali e che quindi ha contezza delle esperienze di giustizia riparativa”, le quali possono godere anche di finanziamenti ministeriali, previa vigilanza.

I magistrati dal canto loro, prosegue Di Rosa, “possono, anche d’ufficio, avviare l’imputato del reato al programma di giustizia riparativa”, aperto a tutti coloro che — oltre alla vittima materiale di un reato — ne abbiano interesse. Un passaggio, questo, “che apre la strada anche a vittime di reati analoghi, che non hanno avuto la possibilità di confrontarsi con il diretto responsabile e alle quali è rimasto dentro il dolore per un problema non risolto, per la mancata comprensione della privazione subita e della lesione riportata”.

Parliamo “senza dubbio di una norma di apertura, che va adottata con prudenza e guardata con interesse: la cifra della giustizia riparativa — spiega la Presidente — sta proprio in uno sguardo sull’intero sistema, che non si accontenta del metodo sanzionatorio tradizionale. E va oltre». Pur suscitando qualche critica da parte di chi sostiene che, alla base di un percorso riparativo da cui un indagato può trarre benefici, ci possa essere strumentalizzazione o opportunismo. «L’apertura di questi due centri – sottolinea ancora Di Rosa – è una bellissima notizia, un passo molto importante, atteso da tempo, a cui dare corso per mettere a sistema un nuovo tipo di risposta, complementare rispetto a quella giudiziaria, che la integra e la supporta in maniera significativa».