Giovanni Falcone, 34 anni fa ma é ancora oggi
23 Maggio 2026
Palermo, 23 maggio, 34 anni fa, ore 17:58, l’asfalto si apre al passaggio delle macchine del piccolo corteo di Giovanni Falcone. Quella della scorta, avanti, viene scaraventata oltre la carreggiata opposta, l’auto blindata, immediatamente dietro, si schianta contro il muro di detriti della voragine causata dai 500 chili di tritolo posizionati nel canale di scolo della Trapani-Palermo. Il giudice Falcone, la moglie e collega Francesca Morvillo, gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, perdono la vita. Gravemente feriti l’autista Giuseppe Costanza, che quel giorno non é alla guida, e gli altri tre uomini di scorta, Angelo Corbo, Gino Consorti e Paolo Capuzza. Da allora il dovere della testimonianza farà parte della loro vita.

Moltissime le iniziative che coinvolgono per tutta la giornata donne e uomini di Stato e cittadini. Stamane a Palermo la Giornata della legalità, istituita nel 2002, é iniziata presto al mattino con la deposizione delle corone d’alloro davanti al monumento che ricorda la strage. Presenti i ministri della Giustizia, Carlo Nordio, dell’Interno, Matteo Piantedosi, la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, e il capo della Polizia, Vittorio Pisani. Subito dopo, nella caserma Lungaro, sono stati ricordati i caduti e il recente conferimento agli uomini impegnati nei servizi di scorta, della medaglia d’oro al merito civile, da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Il segno della rinascita” é il tema scelto quest’anno dalla Fondazione Falcone, che in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, espone alcune opere d’arte ricostruite dopo l’attentato di via dei Georgofili a Firenze, che nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 causò 5 morti e 48 feriti. A Palazzo Jung, che ospita le opere, e dove ieri è stato presentato il Museo del presente, si sono trasferiti per il seguito della cerimonia i ministri Nordio e Piantedosi, assieme ai colleghi Alessandro Giuli e Andrea Abodi, la presidente Colosimo, Maria Falcone, sorella del giudice e motore instancabile della Fondazione, che da loro prende il nome.

Nel frattempo Palermo viene attraversata da un’ondata di persone e memoria. Al mattino davanti a Palazzo di Giustizia, che questa sera si illuminerà dei colori della bandiera italiana, é arrivato il corteo degli studenti per partecipare alla manifestazione promossa da Rete per la cultura antimafia nella scuola, Consiglio dell’Ordine degli avvocati e Associazione nazionale magistrati. Un altro corteo si muoverà alle 15 dal Palazzo, diretto all’Albero Falcone, dove all’ora esatta dell’attentato verrà intonato da il silenzio. La Giornata della legalità si chiuderà stasera con la funzione religiosa che si terrà nella chiesa di San Domenico, luogo di sepoltura del giudice Falcone
Ma il ricordo e le manifestazioni non sono ovviamente limitate alla sola città di Palermo. Questa mattina a Catania, la città si é ritrovata sulla Scalinata della legalità, davanti al Palazzo di Giustizia, per l’evento ‘Capaci di partecipare’ organizzato dalla sezione cittadina dell’Anm, dal Consiglio notarile e dall’Ordine degli avvocati. A Perugia la ricorrenza é stata ricordata con l’affissione sulla facciata del Comune, di un lenzuolo commemorativo realizzato dagli studenti del Liceo artistico. Lunedì la città proseguirà il suo impegno ospitando il premio internazionale in ricordo dei magistrati Rosario Livatino, Antonio Saetta e Gaetano Costa. A Napoli, alla presenza delle autorità cittadine, dei rappresentanti delle forze dell’ordine e di una nutrita delegazione di studenti, ai piedi dell’Albero della Legalità, sono state deposte corone di fiori davanti alla lapide dedicata ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e agli uomini e alle donne delle loro scorte.

“Il 23 maggio rappresentò l’avvio della riscossa civile ed é per questo che é divenuto per gli italiani la Giornata della Legalità” ha sottolineato nel suo messaggio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che Maria Falcone, intervenendo da Palermo, ha salutato con un “ci rivediamo l’anno prossimo, per il 35esimo anniversario”, e confessando ai presenti “il presidente Mattarella mi ha promesso che ci sarà”.
“L’organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si é trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili” ha proseguito il Presidente “grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci, al contributo dei cittadini. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ce lo hanno insegnato: la mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire assieme”.
“Oggi rinnoviamo il nostro impegno a custodire la memoria e l’eredità di Falcone e delle vittime delle stragi di mafia, – ha detto Piantedosi intervenendo da Palermo – che sono vive nelle scelte quotidiane di chi decide di servire lo Stato con onore e responsabilità”.
“Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non sono stati soltanto due straordinari magistrati dello Stato. Sono stati, e continuano ad essere, una visione morale del nostro Stato di diritto. Una concezione alta delle istituzioni fondata sul coraggio, sul metodo, sul sacrificio e soprattutto sull’umanità” ha affermato la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale Giovanna Francesca Russo. “Ritengo che oggi il pensiero di Falcone e Borsellino debba trovare nuova forza nuova ed etica anche dentro il sistema penitenziario – ha proseguito Russo -. L’antimafia penitenziaria non è uno slogan ma una responsabilità istituzionale. Significa comprendere che il contrasto alle mafie non può fermarsi all’arresto o alla condanna definitiva, ma deve entrare nei luoghi della detenzione per impedire che le logiche criminali continuino ad esercitare potere, pressione, controllo e reclutamento. Falcone ci ha insegnato il valore del metodo. Borsellino ci ha insegnato il valore della testimonianza morale. Entrambi ci hanno lasciato una lezione ancora attualissima: la mafia teme più delle armi la cultura delle istituzioni sane, credibili e autorevoli”.
Ma Falcone non viene ricordato solo in Italia, perché c’é chi come Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, dice “non dimenticheremo mai”. Lo scrive in italiano, in un post sui social: “Oggi rendiamo omaggio al magistrato Giovanni Falcone e a tutte le vittime di mafia e rinnoviamo il nostro impegno nella lotta per la giustizia”.

E poi c’é anche chi, mentre Falcone e Borsellino combattevano la mafia, non era ancora nato e che, la conoscenza che ha gli arriva dai racconti dei genitori, diventati poi pagine dei libri di scuola. “Educare alla legalità: conoscere Falcone e Borsellino per diventare cittadini responsabili” é l’evento che si é tenuto in Umbria, a Umbertide, a conclusione del percorso di educazione civica rivolto agli alunni delle quinte classi.
E forse è proprio questo che si percepisce oggi, quello che Maria Falcone ha chiamato “l’amore diffuso”, quello percepito tra i suoi studenti ma non solo, quello che in questi anni l’ha aiutata ad andare avanti. Ma che comunque ancora oggi, a 34 anni da quell’orrore le fa dire: “Bisogna ancora parlare di antimafiamafia”.