Recidiva Zero, il Cnel approva ddl su case-famiglia protette

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Un disegno di legge per individuare più immobili da destinare a case-famiglia protette e garantire una tutela uniforme della salute di madri in esecuzione penale e figli minori. Ad approvare il provvedimento all’unanimità è stato il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), nell’ambito del progetto Recidiva Zero, realizzato insieme al Ministero con l’obiettivo dell’inclusione socio-lavorativa delle persone recluse.

Recidiva Zero, Nordio: “Portare speranza in carcere tramite il lavoro”

Il ddl estende la platea di soggetti istituzionali coinvolti nell’offerta degli immobili, tramite una modifica alla legge 62/2011 che ha introdotto queste strutture residenziali. La proposta, inoltre, pone la presa in carico multidisciplinare tra i Lep (livelli essenziali delle prestazioni), per garantire applicazione omogenea, esigibilità e continuità degli interventi per le madri e i loro bambini. Il fabbisogno necessario per le modifiche normative verrà garantito da Cassa delle Ammende.

Le case-famiglia sono strutture esterne al circuito penitenziario, destinate ad accogliere le donne in esecuzione penale e i loro figli minori. Per il consigliere del Cnel e relatore del ddl, Emilio Minunzio, tali strutture fanno sì che “le madri possano essere indirizzate a percorsi di reinserimento. Sappiamo – prosegue – quanto il benessere dei detenuti sia legato alla serenità dei figli. Senza questo equilibrio psicofisico, i programmi di ricostruzione di una nuova vita non possono attecchire”.

Il ddl, nell’ambito delle prerogative che la Costituzione attribuisce al CNEL, verrà presentato al Parlamento per l’approvazione definitiva da parte delle due Camere.