Roma, nuova sede per Corte appello. Ad Amato e Occorsio l’Aula Magna

corte d'appello di Roma 10giu26
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La nuova sede della Corte d’appello di Roma che si inaugura oggi alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e che ospiterà gli uffici del Polo civile della Corte, sorge nel complesso demaniale della ex Caserma Manara. L’immobile, costruito tra il 1887 e il 1891 per il Reggimento di Fanteria e intitolato a Margherita di Savoia, prima, e poi con l’Unità d’Italia, all’eroe del Risorgimento e della Repubblica romana Luciano Manara, è situato nel Rione Prati e occupa un intero isolato che va da viale delle Milizie a viale Giulio Cesare e da Carlo Alberto Dalla Chiesa a via Damiata. Un quadrilatero in uno dei quartieri di Roma, ampiamente presidiato da uffici giudiziari e studi legali.

La cerimonia, introdotta dal saluto del presidente della Corte d’appello, Giuseppe Meliadò, prevede gli interventi del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, del procuratore generale presso la Corte d’appello, Giuseppe Amato, del presidente del Comitato scientifico della Fondazione Vittorio Occorsio, Giovanni Salvi, e di Sergio Amato ed Eugenio Occorsio, figli dei magistrati Mario Amato e Vittorio Occorsio, uccisi dal fuoco terrorista nel 1980 e nel 1976,  ai quali viene intitolata l’aula magna, con la scopertura di una stele commemorativa.

“Abbiamo ritenuto di doverci rivolgere al nostro passato, al ricordo e alla memoria di coloro che, nella giustizia a Roma, hanno contribuito nel modo più radicale e assoluto – ha evidenziato durante il suo intervento, Giuseppe Meliadò -. Abbiamo voluto intitolare al ricordo di Mario Amato e Vittorio Occorsio, trucidati dal terrorismo stragista. Ricordando loro ricordiamo tutta una generazione di magistrati, dai giudici ragazzini di Agrigento ai magistrati che da Palermo e Milano lavorarono per diradare le nebbie della strategia della tensione e dell’eversione mafiosa. A coloro che furono accomunati dall’essere fermamente convinti che bisognasse sperimentare nuove tecniche di indagini e nuovi metodi di lavoro, risalendo così – come diceva Mario Amato – alle “verità d’insieme dei fenomeni eversivi”. Magistrati che non ritennero negoziabile il loro impegno per la ricerca della verità e la difesa delle istituzioni”.

L’impegno profuso dall’Amministrazione della Giustizia nella ristrutturazione della ex Caserma Manara, è stato rammentato dal Ministro Nordio, che nel suo intervento ha voluto sottolineare che: “Non inauguriamo soltanto una nuova sede giudiziaria, ma consegniamo ai cittadini una infrastruttura della giustizia pensata per migliorare efficienza, organizzazione e tempi di risposta. Un più ampio progetto della cittadella della giustizia di Roma, in un unico polo le funzioni civili e del lavoro, esempio di rigenerazione riuscita che si inserisce in una strategia nazionale più ampia. Nell’ambito del Pnrr il Ministero ha avviato un vasto programma di riqualificazione del patrimonio edilizio, con circa 60 cantieri attivi e l’obiettivo già raggiunto di oltre 289mila mq di edifici giudiziari già riqualificati”.

“Spazi destinati ad assolvere a una funzione – come ha ricordato Fabio Pinelli – ma anche a custodire un significato, perché non sono solo edifici nei quali si svolge una attività pubblica, ma spazi della Repubblica. Luoghi nei quali l’ordinamento prende forma e i principi della Costituzione si traducono in esperienza viva per le persone. Dove la giustizia non é arbitrio ma ragione, non supremazia ma equilibrio”.

E’ stato il procuratore Amato – dopo aver ringraziato tutti gli attori che hanno fatto sì che “in così poco tempo, questa opera che la collettività del Lazio meritava, si realizzasse” – a ricordare, durante quello che ha definito “un momento intimo”, i due magistrati ai quali é stata intitolata l’Aula Magna, colleghi del padre Nicolò, che entrambi investigavano sul terrorismo di destra: “E’ la memoria non solo di due vittime, ma é la memoria di due eroi, che si sono sacrificati facendo il proprio lavoro. Sono stati degli eroi, perché l’eroe é colui che accetta il sacrificio personale, anche della propria vita, nella piena consapevolezza che fare il proprio lavoro può comportare”.

“26 sono i magistrati che hanno perso la vita nel contrasto alla violenza terroristica e mafiosa” – ha ricordato Sergio Amato, che aveva solo 6 anni quando il papà, Sostituto procuratore, venne ucciso. Era il 23 giugno 1980. “Auspico che chiunque entri in questa aula – ha detto, concludendo – ricordi il valore inestimabile della giustizia e della fedeltà alla Costituzione, requisito fondamentale di tutti i Servitori dello Stato”.

Da ultimo l’intervento di Eugenio Occorsio, figlio di Vittorio, anch’egli Sostituto Procuratore, ucciso il 10 luglio 1976, che prendendo la parola a 50 anni dal feroce assassinio del padre, si scusa per la voce, perché in questi momenti “la tristezza si mischia all’orgoglio, in un corto circuito dalle conseguenze imprevedibili”. Alla Fondazione fa riferimento, creata in nome del padre e affidata a Giovanni Salvi, già procuratore generale della Corte di cassazione, attraverso cui “perpetrarne la memoria, la correttezza e la lealtà sempre nell’interesse dei più deboli, che poi é quello per cui lavora la giustizia”.

Ed é stato proprio Giovanni Salvi che ha brevemente ricostruito attività e impegno dei due magistrati, potentemente presenti oggi nell’Aula Magna a loro intitolata: “Dalla solitudine dei due magistrati dinanzi a un compito difficile e pericoloso, nacque un metodo di lavoro che avrebbe portato in pochi anni allo smantellamento delle organizzazioni di estrema destra”

LA STORIA DELLA CASERMA

L’edificazione del complesso demaniale della Caserma Luciano Manara ai Prati di Castello, già intitolata alla Regina Margherita, nasce dal lavoro di riordinamento e potenziamento condotto dal ministro Cesare Ricotti Magnani, per la ricollocazione territoriale delle forze militari del Regno dopo l’Unità d’Italia, quando si assistette alla riorganizzazione delle forze belliche con la costituzione, in primo luogo, di un nuovo esercito.

Alla revisione  normativa e organizzativa fece da contraltare sul territorio un drastico cambiamento della gestione degli alloggi e del casermaggio: se, infatti, fino alla metà dell’Ottocento l’onere di alloggio per i militari di passaggio a Roma ricadeva sull’ospitalità dei cittadini o sulle disponibilità nelle caserme esistenti, dopo l’Unità, complice il ruolo e la frequente presenza di cerimonie e riviste, fu evidente la necessità di strutturare il sistema di accoglienza militare con la progettazione di spazi dedicati (caserme e alloggi). La sua progettazione rientrava nel programma delle opere governative realizzate per Roma Capitale in esecuzione del Piano Regolatore del 1883, con cui si diede seguito alla necessità di trasformare la città, preparandola a rappresentare adeguatamente la capitale del nuovo Regno.

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In ottemperanza a quanto previsto dalla legge 14 maggio 1881 n. 209, per il concorso dello Stato alla realizzazione delle opere governative della Capitale, il piano si preoccupò di ubicare molti edifici pubblici: tra questi in Prati, il Palazzo di Giustizia, quattro caserme in viale delle Milizie e una succursale dell’Ospedale Militare (mai realizzata) intorno alla Piazza d’Armi (trasformata dopo l’esposizione universale del 1911 nel quartiere di piazza Mazzini). Altre aree militari furono previste al Castro Pretorio, mentre al Celio fu costruito l’Ospedale militare.

Le caserme andarono ad occupare quattro isolati nel tessuto del nuovo quartiere Prati, delimitando il tessuto edilizio residenziale ed erano in continuità con ampi spazi funzionali, quelli dell’area verde pianeggiante che si estendeva fino alle pendici di Monte Mario e che era usata per le esercitazioni militari e le parate, la cosiddetta Piazza d’Armi.

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Arrivando a oggi, la caserma è stata ceduta dal Ministero della Difesa al Ministero della Giustizia nell’aprile del 2017, ad eccezione di una porzione che è rimasta temporaneamente in uso alla Procura e al Tribunale Militare. I lavori sono stati eseguiti dal Provveditorato per le Opere Pubbliche, con inizio il 15 gennaio 2018. Nel corso della rimozione di controsoffitti e tramezzature sono state rilevate alcune superfici decorate e la presenza di pavimentazioni originarie.