Festa della musica 2026 – La Voce dei Luoghi
22 Giugno 2026
La musica come ponte tra il dentro e il fuori, tra il presente e la speranza di un futuro diverso. In occasione della Festa della Musica 2026, il 19 giugno la casa circondariale di Cosenza ha ospitato Sasà Calabrese, cantastorie e compositore nato in Calabria. Non si tratta della prima esperienza dell’artista all’interno dell’istituto penitenziario. Già in passato Calabrese aveva promosso momenti di condivisione attraverso la musica, riscuotendo grande interesse e partecipazione. Anche quest’anno l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo dai detenuti che hanno preso parte a un evento capace di unire intrattenimento ed emozioni.
Il direttore della casa circondariale, Roberta Toscano, ha sottolineato il valore dell’iniziativa, definendola un’importante occasione di apertura dell’istituto verso il territorio e una concreta testimonianza di come cultura e arte possano rappresentare efficaci strumenti di inclusione e crescita personale. La promozione di attività culturali e artistiche negli istituti di pena, infatti, offre opportunità di confronto, stimola la partecipazione attiva e rafforza quei valori di inclusione e responsabilità che costituiscono elementi fondamentali nei percorsi di recupero e di reinserimento sociale, in piena coerenza con i principi sanciti dalla Costituzione.
L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione con l’associazione di volontariato penitenziario LiberaMente odv, realtà impegnata da anni al fianco del ministero della Giustizia, attraverso laboratori di scrittura creativa, fotografia e musica. L’associazione opera quotidianamente per favorire percorsi di crescita personale e di reintegrazione nella comunità, svolgendo al contempo attività di assistenza, prevenzione e sensibilizzazione sui temi legati al mondo penitenziario. La direzione dell’Istituto ha ringraziato tutto lo staff che ha reso possibile l’evento, i funzionari dell’area educativa e gli agenti della Polizia penitenziaria.
Durante l’incontro, Sasà Calabrese ha saputo creare un clima di forte partecipazione emotiva, abbattendo simbolicamente le barriere tra il carcere e la società esterna. Attraverso canzoni che raccontano l’amore, la giovinezza perduta, la nostalgia e il desiderio di riscatto, l’artista ha offerto ai presenti momenti di autentica condivisione e profonda riflessione. Particolarmente toccante il finale del concerto, affidato a “La casa in riva al mare” di Lucio Dalla, brano che parla di libertà, memoria e speranza. Una scelta carica di significato, capace di ricordare a tutti il valore dei sogni e dell’umanità, anche quando il tempo sembra fermarsi.
Più che un semplice spettacolo musicale, quello di Sasà Calabrese è stato un viaggio nelle storie e nelle emozioni di chi vive la realtà della detenzione. Un’occasione per ascoltare, comprendere e restituire dignità a quelle attese e a quei silenzi che spesso rimangono invisibili agli occhi del mondo esterno.
Viola Mancuso