La carica dei diecimila,
l’indeterminato che sa di futuro

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Insieme oppure alla spicciolata, in gruppi che danno l’impressione di frequentarsi già oppure ignari di chi abbiano accanto. Dalle foto che circolano si vedono facce serie ma sorridenti. Sanno che il momento è importante, che sarà il futuro, ma chissà dove li porterà. Per adesso sono in quelli che Stefano Zurlo per il Giornale ha definito “saloni austeri e maestosi dei tribunali e delle corti d’appello”, pronti a firmare per diventare i nuovi assunti a tempo indeterminato.

“I diecimila erano arrivati fra il 2022 e il ’23 – prosegue Zurlo – ed erano stati collocati all’Ufficio del processo per dare una mano ai giudici”.  Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza chiedeva uno scatto alla Giustizia: “far crollare l’arretrato del penale e del civile. Insomma, mettere l’Italia in linea con l’Europa”.  Gli assunti a tempo determinato si sono impegnati, ciascuno nel proprio ruolo, e i target sono stati raggiunti, in alcuni casi superati: “Ma la novità arriva alla fine del periodo  concordato con l’Europa: i 10mila non vanno a casa ma restano come funzionari, in quelle stanze, in quegli uffici”. Cosa dire: evviva! Se lo aspettavano? Forse no. Ci speravano però sì.

I dettagli vengono condivisi con un comunicato, si parla di cifre considerevoli: quasi 500 milioni di euro per 10mila risorse umane, fra addetti Upp, tecnici, informatici, operatori: “Una spesa che va ad abbattere in modo sistemico la scopertura degli uffici giudiziari – sottolinea Andrea Muzzolon su Libero -: se al 30 giugno si parlava del 35,5%, dopo la maxi assunzione il dato é crollato al 16%”. Ma é una mega assunzione che, se certamente punta a rendere la Giustizia sempre più “rapida ed efficiente”, come ha dichiarato il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è comunque da ritenere “un investimento anche sulle vite di quei diecimila ragazze e ragazzi – ha concluso Muzzolon – che finalmente possono contare su una stabilità lavorativa”.

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