La Cedu condanna l’Italia: giustizia lenta. Ma in miglioramento
6 Luglio 2026
L’Italia é stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ritenendo che “i procedimenti penali e civili istruiti sul caso (ndr denuncia di violenza domestica, fisica e psicologica da parte di una donna contro il suo ex compagno) non abbiano soddisfatto i requisiti di una indagine tempestiva, approfondita ed efficace, in violazione degli standard previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. Per i giudici della Cedu, insomma, l’Italia ha violato la Convenzione: l’articolo 3, che punisce i trattamenti inumani e degradanti, e l’art. 8, che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare.
La vicenda inizia nell’aprile 2021 quando la signora Audrey Ubeda, cittadina francese ma residente in Italia da molti anni, denuncia l’ex compagno per gravi violenze fisiche e psicologiche, subite da lei e dai suoi due figli. Nel novembre dello stesso anno, la pm incaricata chiede l’archiviazione, ritenendo che il coltello alla gola (uno degli episodi di violenza denunciati dalla donna) si possa ritenere uno ‘scherzo di cattivo gusto’ e la violenza sui figli si possa far rientrare tra le misure disciplinari adottate dal genitore. Per non parlare della denunciata violenza sessuale: la Pm, argomenta nella richiesta di archiviazione, ritiene difficile dimostrare che l’uomo fosse a conoscenza del mancato consenso da parte della signora, considerando normale “che gli uomini debbano superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tende a mostrare quando é stanca della vita quotidiana e un uomo fa delle avances sessuali”.
La richiesta di archiviazione viene respinta, il caso riassegnato ad altra Pm che, nel febbraio 2024 chiede il rinvio a giudizio. L’uomo viene condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado e ora è in attesa dell’appello. Nel frattempo, tre anni dopo la richiesta della madre dei ragazzi, ha perso la patria potestà. Mamma e figli sono però stati costretti a vivere in una casa rifugio per tre anni, in una stanza di 15 metri, mentre nessun di tipo di restrizione è stato imposta all’uomo, che non ha neanche ricevuto il divieto di avvicinare i figli.
La sentenza della Cedu, depositata il 2 luglio 2026, ha valutato quindi la lentezza del Tribunale per i minorenni, che ha avuto bisogno di tre anni per revocare le responsabilità genitoriale, ma soprattutto ha letto la richiesta di archiviazione come il riflesso ‘di una cultura sessista e stereotipata’, capace di generare una vittimizzazione secondaria nei confronti della donna che ha trovato il coraggio di denunciare.
“Una svolta, un nuovo inizio” ha commentato Audrey Ubeda, rispondendo a chi le chiedeva il significato della sentenza Cedu “ma la soddisfazione più grande non é personale: é aver vinto una battaglia in nome di tutte le donne, perché non si ripeta mai più un caso assurdo come il mio”. Contro una Pm che aveva chiesto l’archiviazione, ne ha trovato un’altra che “ha fatto un lavoro vero, approfondito, con una tenacia e una determinazione che mi hanno restituito fiducia nella giustizia” .
La Cedu ha riconosciuto alla signora e ai suoi due figli il diritto a ricevere dallo Stato un risarcimento di 60mila euro per danni morali e pagamento delle spese legali.
Inevitabile chiedere a una cittadina francese che ha chiesto giustizia in Italia cosa pensi dei due sistemi: “La giustizia in Francia é più celere. L’Italia però con il Codice rosso e le case rifugio è più avanti”.
Riprendiamo proprio a proposito dei tempi della giustizia, un comunicato pubblicato di recente, il 18 giugno 2026, “la Commissione europea, nel Country Report pubblicato il 3 giugno scorso, ha espresso, per la prima volta dopo molti anni, un giudizio ampiamente positivo nei confronti dello sforzo compiuto in questi anni in materia di giustizia […]. Nel settore penale, è stato già raggiunto, al 31 dicembre 2025, l’obiettivo relativo alla riduzione dei tempi di definizione dei procedimenti, con una contrazione del 31,5% superiore al target previsto del 25%. Nel settore civile, sono stati sostanzialmente centrati i due obiettivi di abbattimento delle pendenze risalenti al 2022, con una contrazione dell’89,5% presso i Tribunali e del 91% presso le Corti di Appello, a fronte di un obiettivo di riduzione del 90% entro giugno 2026. In netto miglioramento anche i dati relativi al disposition time nel settore civile, ormai allineati agli obiettivi europei: si passa da una riduzione del 28,8% al 31 dicembre 2025 ad una riduzione del 40,6% al 30 aprile 2026, in linea con l’obiettivo di riduzione del 40% entro giugno 2026″.