In ricordo di Vittorio Occorsio, il magistrato coraggioso

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Sono trascorsi cinquant’anni dall’omicidio di Vittorio Occorsio, magistrato della Repubblica Italiana e medaglia d’oro al valore civile.

La mattina del 10 luglio 1976, all’incrocio tra via Mogadiscio e via Giuba, nel Quartiere Trieste di Roma, il sostituto procuratore della Repubblica venne ucciso mentre si recava a lavoro. I killer, a bordo di una moto Guzzi 750 rossa, fuggirono portando via la borsa del magistrato e lasciando alcuni volantini con l’intestazione del movimento politico Ordine Nuovo e il simbolo dell’ascia bipenne. Su quei volantini, gli inquirenti trovarono un messaggio di rivendicazione:

“La giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Un tribunale speciale del M.P.O.N. ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere servito la dittatura democratica perseguitando i militanti del nostro movimento”.

Arrivato in procura a Roma, il magistrato si era occupato inizialmente di reati di calunnia e diffamazione a mezzo stampa ma, durante gli anni di piombo, concentrò le sue indagini sul fenomeno dello stragismo nero.

Il 12 dicembre 1969, infatti, quando si verificarono le quattro esplosioni in serie a Milano e a Roma, Occorsio era il magistrato di turno. Quel giorno, nella Capitale, esplosero tre ordigni in rapida successione: due nei pressi dell’Altare della Patria e uno all’angolo tra via Veneto e via di San Basilio, vicino alla sede del Banca Nazionale del Lavoro. A Milano, nella stessa giornata, un altro ordigno provocò la morte di 16 persone e il ferimento di più di 90. Quest’ultimo avvenimento passerà alla storia come la strage di piazza Fontana.

“Nessuna motivazione potrà mai giustificare un delitto così infame, vile e gratuito”, scrisse Occorsio nella requisitoria con cui chiuse le indagini e avviò il processo. Portò alla sbarra gli appartenenti al movimento politico di estrema destra Ordine Nuovo e riuscì a far applicare per la prima volta la cosiddetta legge Scelba sul divieto di riorganizzazione del partito fascista, determinando lo scioglimento del movimento.

Nonostante le minacce subite, nel 1975, conducendo nuove indagini, svelò importanti connessioni tra movimenti eversivi di estrema destra, esponenti di logge della massoneria deviata e criminalità organizzata.

Il 10 giugno scorso, l’aula Magna della nuova sede della Corte d’appello di Roma è stata intitolata a Vittorio Occorsio e Mario Amato, sostituto procuratore della Repubblica di Roma assassinato dai NAR. In quell’occasione, il presidente Meliadò ha voluto ribadire l’impegno e il valore dei due magistrati: “Abbiamo ritenuto di doverci rivolgere al nostro passato, al ricordo e alla memoria di coloro che, nella giustizia a Roma, hanno contribuito nel modo più radicale e assoluto”.

Roma, nuova sede per Corte appello. Ad Amato e Occorsio l’Aula Magna