Montorio, attestati di Operatore canile per 15 detenuti

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Nell’ambito del progetto Orme oltre le mura, l’iniziativa gestita dalla cooperativa La città degli Asini all’interno della casa circondariale di Montorio (Verona), 15 detenuti hanno ricevuto gli attestati di partecipazione al corso per Operatori di canile. Alla consegna dei diplomi presenti, tra gli altri, la direttrice dell’Istituto, Mariagrazia Bregoli, il Garante dei detenuti, monsignor Carlo Vinco, e l’equipe specializzata in Interventi Assistiti con gli Animali – IAA della Cooperativa promotrice.

Dal 2014, Orme Oltre le Mura offre alle persone detenute un percorso di crescita personale e di reinserimento sociale attraverso l’amore e la cura degli amici a 4 zampe. Il progetto è rivolto ai ristretti che per motivi sanitari o per la loro posizione detentiva non possono accedere a misure alternative o ad attività lavorative esterne.

Nato come un’esperienza di pet therapy, si è evoluto in opportunità di formazione e lavoro con l’arrivo di Floppy e Toby, i primi cani adottati dal carcere. Nel 2019, infatti, nell’area verde interna al carcere vengono costruiti i primi box per accogliere altri animali da compagnia e, successivamente, parte del canile viene trasformato in pensione, a disposizione dei privati cittadini.

Tutti i detenuti per accedere al progetto devono aver superato il corso di formazione per Operatori di canile. Ogni anno venti ristretti possono partecipare per acquisire competenze teoriche e pratiche sulla gestione degli animali. Nel corso degli anni, oltre cento i cani affidati alla pensione da cittadini veronesi.

Dalla positività delle precedenti esperienze nasce Impronte di Empatia, finanziato dall’associazione animalista Lav  e gestito in collaborazione con la direzione della casa circondariale di Verona e La città degli asini. Il nuovo progetto è rivolto alle detenute e prevede la realizzazione di una struttura dedicata all’accoglienza di conigli provenienti da situazioni di abbandono o sequestri per maltrattamento.

Orme Oltre le Mura e Impronte di empatia rappresentano un esempio concreto di come la relazione con gli animali possa diventare uno strumento efficace di rieducazione, inclusione e reinserimento sociale, confermando il valore degli interventi assistiti con gli animali all’interno del sistema penitenziario. Anche la comunità esterna è coinvolta in un importante processo culturale: affidare il proprio cane a persone detenute significa superare pregiudizi e contribuire concretamente alla funzione rieducativa.