“Nicolò Amato è stato una figura straordinaria della nostra Repubblica”
21 Luglio 2026
“Oggi festeggiamo le istituzioni, ricordando la figura straordinaria di Nicolò Amato che, nei momenti più cupi della storia della Repubblica, minacciata dal terrorismo, ha dato tutto se stesso per riaffermare la legalità e portare a processo i componenti delle Brigate Rosse”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, alla cerimonia di intitolazione dell’aula magna della Scuola Formazione “Giovanni Falcone” di Roma, ha ricordato il magistrato scomparso il 21 luglio 2021.
Erano presenti il sottosegretario, Alfredo Mantovano, il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulé, e il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Dopo lo svelamento e la benedizione della targa, davanti ad autorità e familiari, sono intervenuti il Guardasigilli, il capo del dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, e uno dei figli, Giuseppe Amato, procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma.
“Ogni amministrazione costruisce la propria identità attraverso il lavoro quotidiano di tutti – ha dichiarato De Michele -. L’Amministrazione penitenziaria non si occupa di pratiche e di fascicoli ma di uomini e dei loro problemi, dei bisogni e delle sofferenze sia degli operatori che dei detenuti. La visione di Amato era quella di uno Stato autorevole e non autoritario, capace di privilegiare la forza della persuasione piuttosto che la persuasione della forza. Nell’intitolargli l’aula magna, vogliamo ricordare che le procedure e l’organizzazione trovano il loro autentico significato soltanto quando rimangono al servizio della persona”.

Entrato in magistratura nel 1958, Nicolò Amato ha conosciuto il mondo della giustizia da più fronti: come pubblico ministero in Procura a Roma, come dirigente delle carceri al ministero della Giustizia e come libero professionista da avvocato. Come pm si è occupato di alcune delle indagini più significative e difficili della storia della Repubblica: dalle inchieste sui Nuclei Armati Proletari, all’attentato a papa Giovanni Paolo II fino al caso Moro.
Amato fu nominato direttore generale del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria nel 1983, quando l’ufficio portava ancora la dicitura “Direzione generale degli istituti di prevenzione e pena”, e alla modernizzazione del sistema penitenziario ha dedicato la carriera professionale. Nel 1987 si ritrovò al centro della rivolta di Porto Azzurro, quando un gruppo di detenuti prese in ostaggio il direttore del carcere e altre persone durante un tentativo di evasione. In quell’occasione Amato coordinò le operazioni e seguì le trattative privilegiando mediazione e dialogo piuttosto che forza e durezza.
“Per papà il carcere non doveva rappresentare solo un luogo di pena ma uno spazio in cui lo Stato potesse dimostrare l’autorità senza tralasciare il rispetto della dignità umana – ha ricordato il figlio Giuseppe -. Comprese la dolorosità della pena e della condanna ed è per questo che è stato promotore e attuatore della Legge Gozzini. Coltivava l’idea del carcere della speranza, diceva che l’uomo del carcere doveva essere migliore dell’uomo del delitto”. Giuseppe Amato ha poi dichiarato di apprezzare la misura introdotta dal disegno di legge, a firma del Guardasigilli, sulla detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti che aderiscono a programmi di cura, perché – sempre citando una frase del padre – “il carcere non è sempre l’unica risposta”.
In un passaggio del suo discorso, il ministro della Giustizia ha sottolineato che “oltre alla considerazione della dignità del detenuto, da rispettare sempre nella sua umanità, va aggiunto il principio evangelico del Nolite Judicare, non giudicare per non essere giudicati. La legge deve essere applicata, l’esecuzione della pena deve essere conforme al principio funzionale ma i giudizi morali vanno sospesi”.
Nell’onorare Amato, il Ministro ha poi dichiarato che “è per merito di persone come lui che il terrorismo è stato sconfitto esclusivamente applicando la legge ordinaria”. Infine Nordio si è detto commosso del fatto che nello stabile della Procura dove si incontrava con Nicolò Amato, adesso sieda il figlio Giuseppe.