Esposta al Palazzo del Quirinale l’opera “(Cercare) Raffaello in Carcere”
24 Luglio 2026
L’opera “(CERCARE) Raffaello in Carcere: 100 detenuti ridisegnano la Scuola di Atene alla ricerca dei loro riferimenti” realizzata nell’ambito dei laboratori artistici da Mattia Cavanna insieme ai detenuti di sei Istituti penitenziari arriva a essere esposta al Palazzo del Quirinale. Tale prestigioso traguardo restituisce gioia agli autori e a tutti coloro che, a vario titolo, sono stati coinvolti nelle attività che hanno portato alla creazione dell’arazzo. Il laboratorio artistico sviluppato dalla Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS e sostenuto da Mediobanca nell’ambito del progetto “Orizzonti” è inserito nel quadro del Protocollo d’Intesa siglato nel 2024 dalla Fondazione con il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.
L’opera è il risultato di un percorso artistico e umano che testimonia il valore dell’arte quale linguaggio universale capace di promuovere inclusione, consapevolezza e dialogo, che ha permesso a tante detenute e detenuti, minorenni e adulti, di partecipare a un’esperienza artistica e umana di grande valore.

L’arazzo è una versione originale de “La Scuola di Atene”, una delle opere più celebri di Raffaello, la rivisitazione è ispirata al Cartone preparatorio dell’affresco di cui ne ha rispettato le dimensioni originali: 8×3 metri. Nella realizzazione i detenuti artisti, dopo aver studiato il capolavoro rinascimentale, hanno sostituito i filosofi rappresentati con scienziati, sportivi, musicisti, attivisti e figure simboliche del nostro tempo, ovvero con propri modelli di riferimento. E così sulla tela sono comparsi anche Nelson Mandela, Alda Merini, Amy Winehouse, Diego Armando Maradona, Rita Levi Montalcini, Bob Marley, Rosa Parks e molti altri protagonisti della cultura contemporanea. La reinterpretazione del capolavoro è stata realizzata in chiave pop.
Il risultato rappresenta una testimonianza tangibile di come l’arte possa diventare uno strumento di espressione e dialogo, in grado di valorizzare il talento e il potenziale dei detenuti, sia i più giovani che i meno giovani, favorendo un percorso di introspezione, crescita personale, consapevolezza di sé e incontro con la bellezza.

Gli autori dell’opera hanno lavorato in concreto sollecitati e accompagnati dalla passione di Mattia Cavanna, ingegnere di formazione e artista figurativo per passione, le cui opere creative nascono dall’osservazione della realtà, dalla percezione emotiva e dall’indagine sociale. Il percorso che ha proposto ai detenuti, attraverso lo studio, l’impegno e la creatività, ha consentito loro di avvicinarsi all’arte e di riflettere sui propri modelli di riferimento.
Oltre ai personaggi contemporanei, nell’arazzo hanno trovato posto anche le rappresentazioni degli stessi autori che hanno scelto di autoritrarsi, dando vita a un’opera collettiva di rilevante valore simbolico e sociale. E’ ammirevole questo ricorso terapeutico dell’espressione artistico-figurativa in cui i minori e gli adulti sono diventati non solo autori di ritratti ma, in molti casi, di autoritratti diventando così doppiamente protagonisti dell’opera.

I disegni che la compongono, realizzati con pastelli a cera su scampoli di stoffa cuciti a mano, sono stati realizzati dai giovani detenuti degli istituti penali per i minorenni di Milano, Bologna, Roma e Napoli e dai ristretti della casa circondariale di San Vittore e di Regina Coeli e dalle detenute della casa di reclusione femminile della Giudecca.
L’Accademia di Como Aldo Galli – IED Network ha preso parte al progetto attraverso il contributo della docente Tiziana Benzi, che ha seguito il lavoro di cucitura manuale dei frammenti di tela realizzati dai partecipanti, trasformandoli in un’unica grande opera collettiva di 8 x 3 metri.
La tela, unica nel suo genere, dopo il 26 luglio lascerà il Quirinale per proseguire il viaggio e fermarsi in alcuni degli istituti presso cui parti di essa sono state ideate e create. L’esposizione – resa possibile dall’allestimento dello Ied, Istituto Europeo di Design, che ha creato anche il sito interattivo attraverso cui approfondire i personaggi dell’opera – è accompagnata da contenuti multimediali realizzati da VSL Media, uno che documenta il percorso creativo e umano alla base del progetto, mostrando il dietro le quinte del lavoro corale svolto all’interno degli istituti penitenziari ed un altro video che, attraverso l’Intelligenza Artificiale applica un processo di face-swapping e morphing digitale, trasforma i volti dei filosofi della celebre Scuola di Atene di Raffaello (come Platone, Aristotele o Socrate) nei volti dei detenuti e delle persone che hanno materialmente cucito, ricamato e dato vita alla tela monumentale esposta al Quirinale.
(credit: DGMC)
«Per una scuola come IED è motivo di grande soddisfazione contribuire a un progetto di così alto valore culturale, sociale e umano”. ‘Cercare Raffaello – remake della Scuola di Atene’ dimostra come il progetto e il design possano diventare strumenti concreti per rendere il patrimonio culturale più accessibile, inclusivo e fruibile da pubblici sempre più ampi. È proprio questa la prospettiva che guida il nostro approccio: mettere le competenze progettuali al servizio della cultura, affinché opere di straordinario valore possano essere vissute e comprese attraverso nuove modalità di esperienza”, ha commentato Clelia Bergna, Industry Engagement, Career & Alumni Director di IED Group.
Tutto il percorso ideativo e creativo è documentato in un podcast RAI dal titolo Raffaello in carcere che racconta il progetto artistico e umano ispirato al pittore urbinate, disponibile su RaiPaly Sound. Attraverso le testimonianze dirette dei ristretti, insieme alle voci di agenti penitenziari, direttori di istituto, educatori e volontari, il podcast ricostruisce, il percorso creativo che ha portato alla nascita dell’arazzo e riflette sul ruolo dell’arte nei processi rieducativi dei giovani e degli adulti autori di reato. Un racconto che in tre puntate intreccia arte, vita e possibilità di riscatto, seguendo la genesi degli oltre sessanta personaggi scelti dai detenuti nella sorprendente reinterpretazione di uno dei capolavori della storia dell’arte.

L’esposizione al Quirinale ha permesso alla Fondazione Rava, nella persona di Delfina Boni, responsabile Sviluppo Corporate Partnership e Progetti di Sostenibilità, nelle giornate messe a disposizione dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, di accogliere ospiti illustri che si sono avvicendati quali Irma Conti, componente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle Persone private della Libertà personale, Domenico Petrolo, fondatore di Cuntura, Barbara Strappato, Dirigente Superiore della Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica, Riccardo Capecchi, presidente di Fondazione Lottomatica, Erminia Contini, presidente dell’Unione Nazionale Camere Minorili. Presente anche una delegazione dell’UNCM composta da Christian Serpelloni, Francesco Maria Graziano ed Eleonora Appolloni. Sono intervenuti infine Michele Branzoli, coordinatore della Sottocommissione Carceri, Giustizia e Legalità del Rotary Distretto 2050, Lidia Salerno, presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, nonché una rappresentanza dei detenuti dell’IPM Casal del Marmo di Roma che ha partecipato alla realizzazione.

“Siamo profondamente onorati che l’opera (Cercare) Raffaello in Carcere, nata nell’ambito di Orizzonti, sia stata presentata al Palazzo del Quirinale: un luogo simbolo delle Istituzioni e della cultura del nostro Paese. L’opera rappresenta una testimonianza tangibile di come l’Arte possa diventare uno strumento di espressione e dialogo, capace di valorizzare il talento e il potenziale dei giovani detenuti. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo importante traguardo e che hanno sostenuto il progetto, permettendo a tante detenute e detenuti, minorenni e adulti, di partecipare a un’esperienza artistica e umana di grande valore”, ha affermato Mariavittoria Rava, Presidente della Fondazione Rava.
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