Carcere e salute: presto la “Casa
di Comunità di Rebibbia”

Firma per l'accordo “Casa di Comunità di Rebibbia"
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La Casa di reclusione di Roma Rebibbia ospiterà presto un nuovo Poliambulatorio denominato “Casa di Comunità di Rebibbia” per migliorare e implementare le attività sanitarie e la gestione dei servizi sanitari in favore della popolazione detenuta e di quella penitenziaria dei quattro istituti del comprensorio di Rebibbia. È quanto prevede un accordo di collaborazione istituzionale fra Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Azienda Sanitaria Locale Roma 2 e Regione Lazio.

L’iniziativa è stata formalizzata oggi pomeriggio dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, dal provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Lazio, l’Abruzzo e il Molise Giacinto Siciliano e dal direttore generale della ASL Roma 2 Francesco Amato.

Con la firma dell’atto di concessione in uso gratuito, il DAP mette a disposizione dell’azienda sanitaria alcuni locali del fabbricato A dell’istituto penitenziario: 450 metri quadrati nei quali sarà realizzato il Poliambulatorio destinato a migliorare e ampliare l’offerta di servizi sanitari nell’ambito penitenziario.

La ASL Roma 2, già responsabile dell’assistenza sanitaria all’interno dell’istituto, provvederà all’adeguamento strutturale, impiantistico e tecnologico dei locali, assicurandone la piena conformità alle normative vigenti per l’esercizio delle attività sanitarie. L’intervento sarà finanziato dalla Regione Lazio con oltre 3,6 milioni di euro, attraverso le risorse programmate nel piano degli investimenti 2027.

“Efficienza e rispetto della dignità umana sono alla base degli sforzi dell’Amministrazione Penitenziaria per dare risposte concrete al diritto alla salute delle persone detenute”, ha sottolineato il capo del DAP Stefano Carmine De Michele intervenendo alla presentazione dell’iniziativa al Palazzo della Regione Lazio. “L’intento è quello di migliorare il diritto alla cura dei detenuti – ha aggiunto -. sia nella qualità che nella quantità, ottimizzando l’accesso a prestazioni sanitarie, visite e terapie con modalità e tempistiche che permettano di coniugare la salvaguardia della salute dei pazienti con la condizione di privazione della libertà personale”.