La mafia uccide d’estate: 6 agosto fatale a Costa, Cassarà e Antiochia
6 Agosto 2026
Il 6 agosto del 1980 moriva Gaetano Costa, nello stesso giorno – ma cinque anni più tardi – perdevano la vita Ninni Cassarà e Roberto Antiochia. Il 6 agosto unisce il ricordo di tre servitori dello Stato caduti nella lotta alla mafia, tre uomini che avevano scelto di contrastare Cosa nostra con dedizione, rigore e senso del dovere.
Gaetano Costa, entrato in magistratura durante la Seconda Guerra mondiale, nel 1944 chiede e ottiene il trasferimento al tribunale di Caltanissetta e nel 1978 è nominato Procuratore della Repubblica di Palermo. Si occupa di indagini sui clan mafiosi, insieme all’amico Rocco Chinnici con cui mette in campo nuovi strumenti per il contrasto alla mafia. Muore il 6 agosto 1980 in un agguato mentre passeggia in via Cavour a Palermo, vicino alla sua abitazione.
Antonio Cassarà, detto Ninni, vice questore aggiunto della questura di Palermo e vice dirigente della squadra mobile, lavora a stretto contatto con i magistrati del pool antimafia, tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Svolge indagini sui traffici di droga tra Palermo e Stati Uniti, contribuendo alla celebre inchiesta Pizza connection. A soli 38 anni, il 6 agosto 1985, sei colpi di kalashnikov lo lasciano sull’asfalto. Con lui, perde la vittima anche l’agente della Polizia di Stato, Roberto Antiochia.
Tutti e tre sono stati insigniti della Medaglia d’oro al valor civile per il loro “eccezionale coraggio e l’estremo sacrificio nella lotta contro la mafia”.
“Oggi Palermo si raccoglie nel ricordo degli uomini che hanno scelto di non arretrare davanti alla mafia – ha dichiarato il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla -: il giudice Gaetano Costa e il vice questore Ninni Cassarà. Le loro storie appartengono a stagioni diverse della stessa battaglia, ma sono unite da un identico tratto: il coraggio di restare fedeli al proprio dovere quando farlo significava mettere a rischio la propria vita”
“Ricordarli non significa soltanto celebrare due eroi – ha aggiunto Lagalla -. Significa interrogare la nostra coscienza civile. La mafia non ha cercato soltanto di uccidere delle persone: ha tentato di cancellare l’idea stessa che lo Stato potesse essere libero, credibile e più forte della paura. Il mio pensiero va anche a chi è stato assassinato insieme a Ninni Cassarà, l’agente Roberto Antiochia, che gli era accanto fino all’ultimo istante, e a tutte le donne e gli uomini che hanno condiviso il peso della lotta contro Cosa nostra, spesso nel silenzio e lontano dai riflettori. Ogni nome spezzato dalla violenza mafiosa è una parte della storia della nostra città e della nostra democrazia”.