“Ci credo ancora”: un podcast per superare lo stigma sociale / 2
16 Agosto 2026
Dopo la prima puntata del racconto del dietro le quinte del podcast “Ci credo ancora”, nella seconda puntata gNews ha raccolto le impressioni di Paola Errico dalla peculiare prospettiva di responsabile dell’Area trattamentale. La dottoressa ricorda come, quando la volontaria (nonché giornalista) Annalisa Graziano le propose questo progetto, fosse “titubante, perché non si poteva sapere se gli argomenti da affrontare fossero troppo complessi e se avrebbero riscontrato interesse nella popolazione detenuta”.
Si è dovuta ricredere: “I detenuti si sono sentiti spronati da queste tematiche così significative al punto che si è avviato in loro un processo di rielaborazione identitaria e sensibilizzazione culturale“. Anche la “narrazione autentica” dell’esperienza detentiva – rileva la funzionaria giuridico-pedagogica – che ha riscontrato l’interesse del pubblico esterno al carcere, “ha favorito e favorisce il superamento dello stigma sociale e la trasforma in un patrimonio condiviso”.
Per Errico questo ponte verso la società civile aiuta l’Area trattamentale dell’istituto a raggiungere i propri obiettivi: “Dare valore al tempo della detenzione”, rendendo i ristretti protagonisti di qualcosa da loro stessi realizzato. La diffusione del podcast “ha reso i detenuti-autori riconoscibili attraverso le storie che le loro voci raccontano” e li aiuta a comunicare che “non si sentono rappresentati dal reato che hanno commesso”.
La direzione dell’istituto, per presentare e promuovere questa iniziativa, ha organizzato una conferenza stampa il 7 maggio scorso. In questo “momento di restituzione”, nelle parole della capoarea del trattamentale, sono intervenuti Pierpaolo D’Andria, provveditore di Puglia-Basilicata del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e Michele de Nichilo, direttore dell’istituto.
Tra i circa cento partecipanti erano presenti anche autorità civili, religiose e militari di Foggia, a conferma di come, utilizzando “l’interesse diffuso sui valori costituzionali, si sia creata una significativa sinergia tra carcere e comunità esterna“. “Ma tutto ciò – conclude Errico – non sarebbe stato possibile senza i volontari, modello di riferimento per i detenuti, e senza la collaborazione con la Polizia penitenziaria”.

Lasciando la testimonianza di Annalisa Graziano alla terza e ultima puntata del racconto, gNews ha intervistato anche il comandante della Polizia penitenziaria Claudio Ronci, da due anni nell’istituto pugliese. Ronci ricorda come durante i lavori di registrazione tra i detenuti abbia notato una “partecipazione emotiva” che lo ha colpito, in particolar modo nella conferenza stampa di presentazione della prima stagione, dove, oltre alle principali istituzioni locali, hanno dato la propria testimonianza anche le “voci” del podcast. Per il comandante il cammino dei detenuti coinvolti “ha avuto un impatto positivo anche su chi non ha partecipato e non era pronto a iniziare questo tipo di percorso”. “Le iniziative che riescono ad appassionare i detenuti favoriscono il dialogo – conclude Ronci – rendendo più agevole la gestione dell’istituto nel suo complesso”.
Grazie all’attività del Csv – Centro di servizio per il volontariato di Foggia, che ha sostenuto “Ci credo ancora”, la “buona notizia” della realizzazione del podcast e l’esempio di questa “buona pratica” sono state portate alla conoscenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di papa Leone XIV. Il capo dello Stato ha manifestato, nella lettera di risposta inviata all’associazione di volontariato, il suo “apprezzamento” per un progetto “segno di appassionata adesione ai valori della nostra Carta fondamentale, diretta a favorire la contaminazione tra il carcere e il ‘mondo esterno’, in quanto i luoghi di detenzione non vanno intesi come una realtà chiusa e confinata, ma come parte integrante della nostra società”.
Mentre il Pontefice ha voluto ringraziare, ancora per via epistolare, l’impegno dell’associazione nell’aprire “una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare”. “La vita – conclude la lettera di Leone XIV – non è definita solo dagli errori commessi: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova“.
Leggi qui la Prima puntata