“Ci credo ancora”: un podcast per guardarsi con occhi diversi / 3
23 Agosto 2026
Prosegue dopo la prima e la seconda puntata il racconto del dietro le quinte del podcast “Ci credo ancora”. Nell’ultima parte del nostro viaggio, abbiamo intervistato Annalisa Graziano, da tredici anni attiva nel Csv – Centro servizio per il volontariato e da dieci anni volontaria ex art. 78 dell’Ordinamento penitenziario nell’istituto foggiano. Su questa esperienza negli anni la giornalista ha scritto due libri: «Colpevoli». Vita dietro (e oltre) le sbarre (2017) e Solo Mia. Storie vere di donne (2019), entrambi per Edizioni La Meridiana. L’obiettivo è dare voce alle persone detenute per connettere con il mondo ‘esterno’ i loro pensieri e le loro riflessioni in particolar modo con il mondo della scuola. Questa connessione determina tra i detenuti l’avvio di un percorso di cambiamento personale che si alimenta anche dell’appoggio di famiglie e amici, che riconoscono il loro impegno.
Donne e uomini spinti sempre più a continuare sulla strada intrapresa e – ricorda ancora Graziano – a “guardarsi con occhi diversi“, ad andare oltre i propri sbagli, rendendo così sempre più tangibile la finalità rieducativa della pena proprio come la Costituzione prescrive. Per Graziano l’accoglienza positiva di questo progetto tra i detenuti è confermata da una delle voci del podcast in una puntata della prima stagione: “La voglia di guardarsi dentro e costruire uno spazio di dialogo”, a dimostrazione “che è possibile riflettere sul proprio percorso e cambiare”. Da queste voci che rendono ‘vivi’ nelle loro esperienze alcuni articoli della Carta parte un messaggio: c’è voglia di confrontarsi, crescere e di non arrendersi.
Il confronto dei detenuti con gli articoli della Costituzione si trasforma in uno sprone per chi realizza il podcast – ma anche per chi lo ascolta – a proiettare quei valori nel proprio agire concreto e quotidiano, scoprendo che non si tratta di concetti astratti e lontani dal vissuto di ognuno. “Le riflessioni dei ragazzi sono autentiche – continua la volontaria -, sono loro a scrivere i pensieri e il mio lavoro è semplicemente quello di rivederli formalmente per costruire una puntata armoniosa. Mi sforzo sempre di rispettare la dimensione autentica del loro vissuto”.
Perché intitolare questo podcast “Ci credo ancora”? Graziano racconta come i ragazzi, che hanno scelto il nome, intendessero scuotere le coscienze e non lasciare che questi valori, spesso citati nel discorso pubblico, perdano di significato, perché – come sottolinea uno dei partecipanti – “conoscere la Costituzione serve anche a capirsi e a prendere in mano la nostra parte di responsabilità“.
Leggi qui la prima e la seconda puntata.