Napoli, l’aula 311 della Corte d’Appello intitolata a Galgano

La targa dedicata alla memoria di Vincenzo Galgano
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I volti commossi dei figli, Francesca, Giuseppe e Maria Patrizia. Il ricordo affettuoso della comunità giudiziaria. Questi i momenti più intensi della cerimonia d’intitolazione dell’aula 311 della Corte d’Appello di Napoli alla memoria di Vincenzo Galgano, in magistratura per oltre mezzo secolo, scomparso l’11 aprile del 2025. Galgano è stato prima giudice del Tribunale penale, quindi procuratore della Repubblica a Lagonegro e, al suo rientro a Napoli, guida della prima sezione della Corte d’Assise. Successivamente dal 2002 al 2010, ha ricoperto il ruolo di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, dopo aver prestato attività anche presso la Procura Generale della Corte di cassazione.

“Una personalità forte, illuminata, colta – ha commentato la presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli – dotata di un’autorevolezza che non gli derivava semplicemente dal ruolo ricoperto, ma che aveva saputo conquistare sul campo, attraverso il modo concreto e quotidiano di esercitare le proprie responsabilità. In un suo intervento, durante un’inaugurazione dell’anno giudiziario, richiamava i magistrati ai valori fondanti della giurisdizione nella nostra Costituzione, all’equilibrio e alla correttezza. Difendeva con forza e tenacia la magistratura e la sua indipendenza, ma nello stesso tempo ricordava che proprio chi esercita la funzione giudiziaria deve, in primo luogo, rispettare quei principi che ne costituiscono il fondamento”.

La figura di Vincenzo Galgano, ha ricordato Covelli, “è indissolubilmente legata a uno dei processi più importanti alla criminalità organizzata: pronunciò la sentenza di condanna di Raffaele Cutolo per l’omicidio del Direttore del Carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia, in una stagione particolarmente complessa e delicata della storia giudiziaria del nostro Paese”. Una persona “anche profondamente legata alla sua città e alla sua comunità, come dimostra il suo impegno come Primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini. Anche in questa esperienza emergeva una concezione della propria funzione che non era soltanto giurisdizionale, ma che si apriva al tessuto sociale, alle persone, ai giovani, alle esigenze della comunità”.

“Aveva una grande considerazione dell’avvocatura – ha proseguito la Presidente – con cui aveva mantenuto un rapporto fondato sul rispetto e sulla proficua sinergia. Perché la qualità della giustizia passa anche attraverso il dialogo e il confronto tra chi, con ruoli diversi, è chiamato a concorrere alla sua realizzazione”.
Maria Rosaria Covelli ha successivamente posto l’accento sul valore della memoria: “Da oggi, quando si vedrà la targa con il nome di Vincenzo Galgano, soprattutto i giovani che entreranno in quest’aula potranno fermarsi e chiedersi chi sia stato, potranno conoscere la sua storia, il suo percorso. E quella targa potrà diventare così un momento di riflessione, di conoscenza e di cultura. Chi lo ha conosciuto lo ha definito un grande gentiluomo, un uomo di infinita saggezza. È questa eredità, e il patrimonio valoriale che esprime, che oggi vogliamo custodire e affidare alle generazioni che verranno”.

La conferenza all'interno dell'Aula

“Era un uomo di grande capacità e di grande professionalità – ha sottolineato Aldo Policastro, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli – capace di trasmettere messaggi importanti”. “Con lui si poteva intessere un confronto autentico, ed era pronto ad ascoltare anche i più giovani. Si sentiva investito del compito di ricordare a tutti i magistrati l’importanza dell’equilibrio, della correttezza e della preparazione, un collega d’esempio per la magistratura e per la città”, ha concluso Policastro.

Si sono susseguiti poi gli interventi dell’Assessore del Comune di Napoli, Antonio De Jesu, che ha rimarcato la “grande vivacità culturale e giuridica” di Vincenzo Galgano; di Tullio Morello, rappresentante del CSM, che ne ha tratteggiato un aspetto più intimo: “Un uomo austero, rigido, ma anche molto dolce, in particolare nei confronti dei suoi affetti” e ne ha ricordato le “interviste sferzanti” e il coraggio tanto nella vita professionale quanto in quella privata.
Per l’avvocatura ha preso la parola il presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli, Carmine Foreste: “Galgano era un modello di interlocutore istituzionale e processuale”, che nutriva profondo rispetto per la funzione costituzionale della difesa, riconoscendole “un ruolo di primaria importanza nella ricerca della verità”.
L’avvocato Alfonso Furgiuele ha voluto porre l’accento sull’autorevolezza di Vincenzo Galgano nella gestione del dibattimento, esercitata “con fermezza ma con semplicità”, senza mai perdere quella capacità di confronto che caratterizzava il suo rapporto con la professione forense.
La cerimonia, organizzata dalla Corte d’Appello di Napoli, è terminata con la scopertura della targa fra gli applausi.

Massimiliano Minervini