Riforma forense, Nordio: “Giovani
avvocati, contrastare calo iscritti”

Il ministro Carlo Nordio in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri (foto Ministero della Giustizia)
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“E’ stato approvato oggi lo schema di decreto legislativo che riguarda la professione forense, frutto di un lungo lavoro di collaborazione con l’avvocatura, di cui è stata ribadita indipendenza e autonomia”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo oggi in conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri che si è tenuto nel pomeriggio. “Probabilmente può sembrare una affermazione superflua, visto che l’avvocatura è ontologicamente una professione libera, ma abbiamo ritenuto che questo incipit consacrasse proprio la nobiltà del carattere della professione forense”.

Lo schema di decreto legislativo presentato oggi in Consiglio dei Ministri, attua la legge delega n. 137 del 28 luglio 2026 e consegna all’avvocatura, a quasi 14 anni dalla legge del 2012, un ordinamento nuovo, che persegue alcuni obiettivi di fondo, tra questi contrastare il calo degli iscritti e favorire l’accesso dei giovani alla professione, consolidandone preparazione e percorso professionale.

E del calo degli iscritti, ha proseguito Nordio, “parlano proprio alcuni numeri: nel 2024 ci sono state 8.100 cancellazioni che hanno superato di 2400 le nuove iscrizioni; nel 25 il divario è cresciuto ancora, abbiamo avuto 6900 cancellazioni contro 4.000 iscrizioni e così via. Le immatricolazioni nei dipartimenti di giurisprudenza sono diminuite di quasi il 40% in un decennio. C’è quindi proprio un’inversione di tendenza che rivela una criticità che a lungo andare potrebbe veramente compromettere la non solo la professione forense, ma l’esercizio della stessa giurisdizione”.

La riforma recepisce le nuove modalità organizzative del lavoro professionale nella prospettiva di tutelare in particolar modo i giovani professionisti. Vengono, quindi, regolamentate le reti tra avvocati e multidisciplinari, si regola per la prima volta la monocommittenza, che -spiega Nordio- si ha quando “il giovane avvocato lavora in uno studio dove viene praticamente pagato non per le cause che fa, per quello che produce, ma con una sorta di stipendio fisso”.  Vengono inoltre riconosciute garanzie in tema di tutela della maternità, malattia e previdenza.

La riforma disciplina, fra l’altro, il compenso dell’avvocato, “equo e proporzionato”, rafforza le modalità di riscossione, sottopone il tirocinio a controlli semestrali e riduce da diciotto a dodici mesi i corsi di formazione.

“In conclusione – ha spiegato il Ministro, disegnandone la filosofia -, si è inteso con questo provvedimento favorire la reinversione di tendenza, soprattutto favorendo i giovani avvocati, perché l’avvocatura é il terzo piede della giurisdizione. Senza l’avvocatura noi cadremmo nel buio del Medioevo, dei processi istruiti, soprattutto nell’ambito penale, dall’accusa e senza la difesa. Si tratta quindi di un principio di civiltà, di minima civiltà giuridica, quella di venire incontro ai giovani professionisti”.