“Una nuova regia per le capacità specialistiche del Corpo”
6 Ottobre 2026
Sei Divisioni, quattro Reparti speciali e una rete di strutture specialistiche centrali e territoriali. La nuova Direzione generale delle Specialità del Corpo di polizia penitenziaria nasce per assicurare all’Amministrazione Penitenziaria un coordinamento nazionale delle professionalità e delle capacità operative dei Baschi Azzurri, rafforzando l’integrazione con le articolazioni territoriali del DAP. Ne abbiamo parlato con il direttore generale Augusto Zaccariello, Dirigente generale del Corpo, che per la prima volta illustra obiettivi e organizzazione della nuova struttura.
Partiamo dall’inizio. Perché nasce una Direzione generale delle Specialità?
La sua istituzione risponde all’esigenza di dare una dimensione unitaria e nazionale a un insieme di funzioni, professionalità e capacità operative che sono diventate progressivamente sempre più articolate e complesse. Il Corpo dispone di specialità, specializzazioni e Reparti speciali con competenze molto diverse tra loro, ma che possono concorrere, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni, al perseguimento degli obiettivi dell’Amministrazione Penitenziaria a supporto delle esigenze di ogni singola struttura penitenziaria.
La nuova Direzione generale, infatti, nasce per mettere a sistema professionalità, informazioni ed esperienze con l’obiettivo di valorizzarle e renderle maggiormente fruibili al territorio per la maggiore efficacia dell’azione operativa e per supportare le decisioni del Capo del Dipartimento.
È fondamentale superare qualsiasi lettura parziale o interpretazione riduttiva che, nel considerare queste funzioni, rischi di ingenerare sterili polarizzazioni. Non si tratta, quindi, di sovrapporsi alle competenze delle singole strutture o di prefigurare una mera redistribuzione di attribuzioni. Al contrario, le articolazioni della Direzione generale e i Reparti speciali mantengono intatte le proprie competenze e finalità senza pregiudizio alcuno alle professionalità e alle competenze di cui si compone l’Amministrazione penitenziaria. Infatti, il nostro compito è assicurare e garantire il coordinamento e il raccordo, l’integrazione funzionale e l’unitarietà degli indirizzi operativi nelle materie attribuite dalla vigente normativa alla Direzione generale delle Specialità.
Qual è, in questo senso, il rapporto tra la Direzione generale delle Specialità e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria?
È lo stesso di tutte le altre Direzioni generali. Opera nell’ambito degli indirizzi del Ministro della Giustizia e del Capo del DAP e ha, tra le proprie funzioni, quella di garantire coordinamento, raccordo, indirizzo operativo e supporto, analisi ed elementi istruttori utili alle azioni strategiche. Pensiamo, ad esempio, alla sicurezza penitenziaria. La Direzione generale, attraverso la Divisione IV, raccoglie e analizza le informazioni relative agli eventi critici, monitora i fenomeni che possono incidere sull’ordine e sulla sicurezza penitenziaria supportando il Direttore generale nella predisposizione degli elementi necessari alle sue determinazioni e ai soggetti istituzionali coinvolti. Questa funzione informativa e di analisi è fondamentale: significa poter disporre di un quadro nazionale nel quale mettere in relazione informazioni, esigenze operative, criticità e capacità di intervento.
Un punto di raccordo tra il livello centrale e quello territoriale, quindi?
Sì, certamente, come tutte le Direzioni generali. Nel merito, la piena realizzazione delle sue potenzialità richiede che il nuovo modello organizzativo sia compreso con onestà intellettuale nella sua effettiva funzione e accompagnato sin dalla fase iniziale, da tutte le articolazioni dell’Amministrazione, centrali, regionali e territoriali. Una struttura chiamata a creare raccordo deve diventare un metodo ordinario di lavoro, fondato sulla circolarità delle informazioni, sulla collaborazione e sulla reciproca disponibilità istituzionale. Un esempio è rappresentato dagli Uffici Sicurezza e Traduzioni dei Provveditorati regionali, che operano in raccordo funzionale con la Direzione generale. Il coordinamento avviene attraverso linee guida, monitoraggio, verifiche e acquisizione di dati e informazioni. L’obiettivo è favorire una maggiore uniformità degli indirizzi, senza eliminare l’indispensabile contributo quotidianamente reso insieme alle responsabilità proprie dei diversi livelli organizzativi.
Com’è organizzata la Direzione generale?
La struttura è composta da 6 Divisioni, alle quali si aggiungono 4 Reparti speciali funzionalmente coordinati dalla Direzione generale. La Divisione I – Affari generali assicura il supporto amministrativo, logistico e organizzativo necessario al funzionamento della Direzione. Ha anche una importante funzione di programmazione e monitoraggio, poiché acquisisce ed elabora dati sui carichi di lavoro, sui tempi dei procedimenti, sull’impiego delle risorse e sul raggiungimento degli obiettivi.
La Divisione II – Coordinamento traduzioni e piantonamenti ha invece una competenza nazionale su questi servizi. Dovrà favorire l’uniformità degli indirizzi e delle procedure operative, monitorare l’impiego delle risorse, analizzare i fabbisogni e formulare proposte per rendere i servizi più efficienti. Al suo interno è prevista anche la Sala Pianificazioni, dedicata alle traduzioni di livello nazionale e, in particolare, a quelle più complesse, collettive o interregionali.
Poi c’è la Divisione dedicata specificamente alle specialità e alle specializzazioni…
È la Divisione III – Specialità e specializzazioni, che costituisce naturalmente uno dei punti centrali della nuova organizzazione. A essa competono il coordinamento e la pianificazione delle attività delle specialità e delle specializzazioni del Corpo, la promozione di modelli organizzativi e metodologie operative, la definizione di standard professionali uniformi e l’analisi dei fabbisogni professionali e formativi.
C’è anche una dimensione di sviluppo. La Divisione dovrà infatti formulare proposte per la formazione specialistica, l’aggiornamento, l’addestramento, le esercitazioni operative e i percorsi di qualificazione. In questo modo la specializzazione non viene considerata soltanto come una particolare modalità di impiego, ma come una professionalità che deve essere continuamente sviluppata.

Un ambito particolarmente importante è quello della sicurezza penitenziaria…
Sì. La Divisione IV è chiamata a supportare il direttore generale nelle attività di coordinamento e monitoraggio dell’ordine e della sicurezza penitenziaria e nelle operazioni di particolare rilievo. Qui troviamo due strutture di particolare importanza: la Sala Situazioni e la Centrale Operativa Nazionale. La Sala Situazioni raccoglie, verifica e analizza le informazioni relative agli eventi critici, mantenendo aggiornato il quadro conoscitivo nazionale, diventando punto di raccordo nell’ambito dell’unita di crisi centrale in circostanze a carattere straordinario, il cui coordinamento è affidato al Direttore generale. La Centrale Operativa Nazionale, invece, è destinata alla gestione delle comunicazioni operative su tutto il territorio nazionale e viene attivata per coordinare la movimentazione di uomini, mezzi e risorse nelle situazioni emergenziali. Alla Divisione IV afferisce anche il Coordinamento Centrale Negoziatori, che assicura la pianificazione e il coordinamento specialistico dei negoziatori attivati nelle situazioni di crisi e negli eventi critici complessi.
La Divisione V è dedicata al Laboratorio centrale per la Banca dati nazionale del DNA. Perché inserirlo nella nuova Direzione delle Specialità?
Perché si tratta di una struttura tecnico-scientifica del Corpo che assicura le attività di laboratorio, dalla gestione dei campioni biologici all’analisi e al trattamento, garantendo qualità, affidabilità e tracciabilità delle attività. Cura, inoltre, i rapporti con la Banca dati nazionale del DNA, con le Autorità Giudiziarie, con le forze di polizia e con le altre strutture tecnico-scientifiche dello Stato.
L’ultima Divisione guarda invece al futuro digitale della Polizia penitenziaria.
Esattamente. La Divisione VI si occupa della cooperazione tecnico-operativa informatica, delle banche dati interforze in uso al Corpo e dello sviluppo delle tecnologie digitali di supporto alle attività istituzionali. Un aspetto importante sarà l’interoperabilità dei sistemi informativi e la digitalizzazione dei flussi informativi e operativi. Anche in questo caso la Direzione generale opera in raccordo con le competenti strutture del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e con il Dipartimento dell’Innovazione Tecnologica.
Alla Direzione generale delle Specialità fanno capo anche i Reparti speciali…
Assolutamente sì. I Reparti speciali costituiscono una componente essenziale del sistema sicurezza. Il Gruppo Operativo Mobile (GOM), l’Ufficio per la Sicurezza Personale e per la Vigilanza (USPeV), il Nucleo Investigativo Centrale (NIC) e il Gruppo di Intervento Operativo (GIO) mantengono le proprie attribuzioni e autonomie organizzative, ma operano in un quadro di coordinamento strategico e funzionale con la Direzione generale. È previsto un raccordo informativo con il direttore generale e, soprattutto, un rapporto con le Divisioni competenti per materia. Questo consente di sviluppare procedure condivise, attività formative e addestrative e una maggiore integrazione delle capacità operative.

Come si evita che una struttura così articolata diventi semplicemente la somma di tante competenze diverse?
È proprio questo uno degli aspetti sui quali ci siamo concentrati maggiormente. L’organizzazione è fondata su alcuni principi: unitarietà di indirizzo, raccordo informativo, integrazione funzionale, coordinamento, interoperabilità dei sistemi e condivisione delle migliori pratiche. È stata prevista, inoltre, una Conferenza permanente della Direzione generale, nella quale vengono esaminate le questioni trasversali, verificato lo stato di attuazione degli obiettivi e affrontate le problematiche di comune interesse
Qual è, in definitiva, l’obiettivo che si propone la nuova Direzione generale?
Credo che possiamo sintetizzarlo nella volontà di mettere a sistema capacità che già esistono, sviluppandole attraverso un maggior coordinamento, raccordo e integrazione. La Direzione generale dovrà coordinare, pianificare, monitorare e sviluppare le attività che rientrano nelle proprie competenze; dovrà favorire l’uniformità degli indirizzi e delle procedure; dovrà individuare esigenze e criticità e trasformarle, quando necessario, in proposte organizzative, operative, formative o tecnologiche. Ma c’è un altro elemento che considero fondamentale: il raccordo con tutte le componenti dell’Amministrazione Penitenziaria della quale essa stessa è parte. La Direzione generale delle Specialità non è una struttura separata dal DAP inteso nella sua interezza. È una componente dell’organizzazione dipartimentale e deve contribuire, attraverso le proprie competenze, al perseguimento degli obiettivi istituzionali dell’Amministrazione.
La parola chiave è quindi…?
Direi coordinamento. Coordinare significa mettere in relazione competenze diverse, assicurare flussi informativi corretti e tempestivi, condividere gli indirizzi, individuare standard comuni e consentire al Dipartimento di avere una visione complessiva delle capacità specialistiche e operative del Corpo, per il Corpo. Garanzia dell’ordine e tutela della sicurezza dentro e fuori gli istituti penitenziari, contrasto alla criminalità organizzata, prevenzione dei fattori di pregiudizi per l’incolumità delle donne e degli uomini del Corpo.
Questi non sono solo obiettivi della Direzione generale delle Specialità, ma sono obiettivi del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e rappresentano una opportunità per tutte le sue componenti. Contrastarne il pieno sviluppo attraverso letture parziali o logiche meramente settoriali rischia di pregiudicare ogni utile risultato. Il coordinamento, quando correttamente inteso, non sottrae spazio o competenze: ne moltiplica il valore, trasformando capacità che già esistono in una capacità complessiva più forte, posta al servizio dell’intero sistema penitenziario.