Leone XIV riceve una delegazione della Casa di Reclusione di Arienzo
8 Ottobre 2026
I detenuti della Casa di Reclusione di Arienzo, accompagnati dalla direttrice Annalaura de Fusco, dal commissario capo della Polizia penitenziaria Michele Pitti, dai cappellani don Sergio Cristo e don Gennaro Garzone e dai rappresentanti dell’area educativa e scolastica, sono stati accolti in udienza da Papa Leone XIV, al termine dell’Udienza Generale di mercoledì 7 ottobre.
Si è trattato di un evento di grande significato, non soltanto per coloro che hanno avuto il privilegio di incontrare il Santo Padre, ma per tutti i detenuti della Casa di Reclusione di Arienzo e per l’intero personale della Polizia penitenziaria, che hanno vissuto idealmente insieme questo momento così importante.

‘Ero carcerato e siete venuti a visitarmi’ (Mt 25,36). Questa volta, però, quell’invito di Gesù sembra assumere una prospettiva ancora più particolare: sono stati i detenuti a recarsi dal Papa, a incontrarlo, ad affidargli le proprie storie, le proprie sofferenze e le proprie speranze, e hanno chiesto a lui una speciale benedizione apostolica. È stato un incontro che ha richiamato alla mente tanti episodi del Vangelo nei quali Gesù si lascia avvicinare da uomini e donne feriti nel corpo e nello spirito, persone segnate dalla sofferenza, dalla solitudine e dalla fragilità, alle quali restituisce dignità, speranza e fiducia.
In modo analogo, ogni giorno, all’interno della Casa di Reclusione, il personale penitenziario, educativo, scolastico e religioso accompagna i detenuti nel difficile cammino della responsabilità, del riscatto e del cambiamento. “Tutti abbiamo nel cuore delle fragilità – dichiara il cappellano don Sergio Cristo – ma a nessuno è tolta la grazia di sentirsi amato e benedetto da Dio. Mi auguro che questa visita al Santo Padre possa rappresentare per tutti noi un momento di forza, di speranza e di coraggio; un’occasione per guardare al futuro con fiducia e per riscoprire la possibilità concreta di una conversione e di un autentico cambiamento”.
“Un ringraziamento speciale va alla direttrice, dottoressa de Fusco – aggiunge il cappellano -, per il bene seminato e raccolto in questi anni di permanenza ad Arienzo. Un grazie per aver saputo guardare oltre la colpa e oltre il reato, riconoscendo nel volto di ogni detenuto una persona, una dignità e una possibile risorsa di bene, senza mai dimenticare il male commesso, ma credendo nella possibilità del cambiamento”.

“È proprio questa la logica del Vangelo – conclude don Sergio Cristo -: non la condanna definitiva della persona, ma la possibilità di una vita nuova. ‘Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva’ (cfr. Ez 18,23; 33,11). Che l’incontro con Papa Leone XIV possa allora diventare per la comunità della Casa di Reclusione di Arienzo un segno concreto di speranza, di riconciliazione e di rinascita; un momento nel quale sentirsi guardati non soltanto per ciò che si è stati, ma anche per ciò che si può ancora diventare. Ieri, idealmente, Arienzo è stata tutta con i suoi detenuti davanti al Santo Padre. E quella benedizione che hanno ricevuto possa raggiungere ogni cella, ogni operatore, ogni agente, ogni educatore, ogni insegnante, ogni cappellano e ogni persona che, nel silenzio quotidiano del carcere, lavora perché nessuno perda la speranza di poter ricominciare”.