Oltre le sbarre, dentro le strisce: il fumetto che disegna la libertà
16 Ottobre 2026
L’arte può diventare uno strumento per esprimersi e superare, attraverso una matita, gli ostacoli della lingua e della timidezza. È quanto avvenuto lo scorso 14 ottobre all’Istituto penale per i minorenni di Roma “Casal del Marmo”, durante l’evento conclusivo del Corso di fumetto, realizzato nell’ambito di un progetto sperimentale per le annualità 2026 e 2027 avviato a luglio e concluso a settembre. Il percorso ha offerto ai giovani detenuti l’opportunità di dare forma a idee ed emozioni attraverso una storia scritta e disegnata a più mani, fino alla realizzazione di una tavola collettiva.
Guidati da Michele Rech, in arte Zerocalcare, Andrea Fasano e Daniele De Sando, fumettisti di rilievo nel panorama italiano, i partecipanti hanno affrontato le basi dell’anatomia, sperimentato diversi stili, da quello umoristico al manga, e imparato a costruire personaggi, scrivere storie e utilizzare le inquadrature. Tra i soggetti scelti per i disegni figurano Arsenio Lupin, Doraemon, Batman, Joker e un lupetto.

Al momento della presentazione dei lavori, i ragazzi hanno mostrato orgoglio per un risultato che, all’inizio, non pensavano di poter raggiungere. Il laboratorio ha favorito il dialogo tra giovani con esperienze e personalità diverse, contribuendo a creare un clima di fiducia e un vero e proprio noi creativo.
L’iniziativa è stata realizzata grazie all’impegno dell’Associazione “A Roma Insieme – Leda Colombini ODV”, realtà di volontariato attiva nella tutela dei diritti delle persone detenute e da anni impegnata anche a Regina Coeli e alla sezione nido di Rebibbia Femminile. Ad aprire la giornata conclusiva è stata Maria Grazia Piletti, presidente dell’associazione, che ha ringraziato i ragazzi per aver accolto la proposta e partecipato al laboratorio, sottolineando l’importanza della fiducia e del coraggio di mettersi in gioco.
“All’inizio del percorso eravamo tutti un po’ disorientati: i ragazzi, gli artisti, gli operatori e i volontari. Ma sono stati proprio i ragazzi a credere per primi in questo progetto, scegliendo di fidarsi degli adulti e di accogliere un’opportunità nuova. Superando giudizi e pregiudizi, si sono messi in gioco in maniera autentica, dimostrando di aver saputo cogliere fino in fondo il valore di questa esperienza. A loro va il nostro ringraziamento, per essersi aperti al confronto e aver contribuito a costruire, insieme, qualcosa di significativo.
Daniele De Sando, in arte The Sando, fumettista e illustratore attivo nella scena indipendente romana, ha condiviso con i ragazzi la propria esperienza, invitandoli a coltivare interessi diversi e a non limitarsi a un’unica possibilità. “Io faccio pupazzetti”, ha raccontato con umorismo, ricordando poi la formazione alla Scuola Romana dei Fumetti. “Ho iniziato con il frequentare la Scuola Romana dei Fumetti ma ciò che mi ha arricchito di più è stata la possibilità di costruire e mantenere vari canali aperti, quelli più istituzionali e più formali e quelli più liberi ed autogestiti, è un consiglio che vi do costruitevi varie strade”.
Andrea Fasano, in arte Andrew Mchealthy, autore di opere autoprodotte ed esponente del fumetto indipendente romano, è stato il più giovane tra i docenti del corso. Durante gli incontri ha contribuito a creare un clima di scambio diretto con i partecipanti. Il suo consiglio è stato quello di mantenere viva la curiosità e imparare attraverso il confronto con gli altri e la lettura: “Rubate, rubate sempre dai vostri maestri imparando da loro e dai libri sarete più ricchi”.
Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech e tra i più noti fumettisti italiani contemporanei, è da tempo impegnato sul piano sociale e ha contribuito in diverse occasioni a portare l’attenzione sulle condizioni delle persone detenute. A Casal del Marmo ha raccontato la propria esperienza, spiegando come il fumetto gli abbia permesso di trovare un canale espressivo personale. Un percorso nel quale ha riconosciuto alcune analogie con quello dei ragazzi: “Ho fatto esattamente ciò che in questi mesi avete vissuto voi, nei primi incontri infatti parlavate solo di carcere ma poi avete saputo sperimentarvi in un canale nuovo ed avete parlato di voi, delle vostre vite e dei vostri mondi di ‘fuori’ con immagini e parole forti e chiare”.

Ed è proprio attraverso i disegni che i ragazzi hanno dato forma ai propri pensieri, trovando modi personali per raccontarsi. A., per esempio, ha ideato un uomo con il volto a forma di mano, associandolo all’idea del “portare per mano”: un’immagine che richiama la cura e l’accompagnamento da parte di un adulto. I., giovanissimo della periferia romana, ha definito il laboratorio “molto bello”, apprezzando la generosità degli artisti. Ha raccontato come il percorso, partito da una lettera e proseguito con una parola e poi una frase, lo abbia aiutato ad arrivare alla costruzione di una storia e a comunicare ciò che sentiva. Un altro elaborato restituisce con poche parole la difficoltà di aprirsi agli altri. O., accanto alla casa che ha disegnato, ha scritto: “Io sono chiuso come le case”. Una frase essenziale, nella quale il disegno diventa uno strumento per dare voce a una parte del proprio mondo interiore.
A conclusione dell’incontro, l’educatrice Vanessa Sana, che segue i giovani dell’istituto, ha sottolineato il valore delle attività laboratoriali come occasioni di crescita e scoperta. Ha inoltre invitato Fasano e De Sando a donare alcune delle loro opere alla biblioteca intramuraria, come già fatto in passato da Zerocalcare, affinché i ragazzi possano continuare ad avvicinarsi a storie e immagini anche dopo la fine del corso.
Le testimonianze raccolte mostrano come il fumetto possa diventare uno strumento per condividere pensieri ed emozioni anche quando è difficile esprimerli a parole. Il laboratorio ha offerto ai ragazzi uno spazio di creatività e confronto, nel quale sperimentare nuove forme di comunicazione e immaginare possibilità diverse. Perché, anche dietro le sbarre, una matita può aprire nuovi orizzonti e aiutare a disegnare la libertà.