Reinserimento detenuti, inaugurato a Spini di Gardolo il ristorante ‘Tavolo 27’

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Oltre 150 ospiti oggi a Spini di Gardolo per l’inaugurazione di Spini Pizza, il ristorante-pizzeria realizzato dalla Provincia autonoma di Trento accanto alla Casa Circondariale e gestito da Spinipizza Impresa Sociale. Il locale è la Linea A del progetto “Articolo 27”, dedicato all’inclusione sociale e lavorativa delle persone in esecuzione penale; il nome richiama la finalità rieducativa della pena sancita dalla Costituzione. Dopo la consegna simbolica delle chiavi è stata sfornata la prima pizza.

A dare il via agli interventi istituzionali è stato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, affiancato dall’assessore alle politiche sociali Mario Tonina. Fugatti ha parlato di «un passo avanti che il Trentino compie sul fronte del reinserimento», ricordando la genesi del progetto, nato da un’idea dell’ex procuratore capo Sandro Raimondi, oggi difensore civico, e definito «un progetto innovativo e pilota per altri territori». L’iniziativa punta a rompere l’isolamento della struttura penitenziaria. Come ha osservato il sindaco di Trento, Franco Ianeselli: «Il carcere è una realtà che spesso immaginiamo come una scatola nera. Invece, è parte della città. Ci sono persone che hanno fatto cose sbagliate, ma non persone sbagliate». Un concetto ripreso da Raimondi, che vede nel locale «un ponte tra chi ha avuto meno fortuna e chi deve garantire le opportunità di ripartenza». Sulla stessa linea la commissaria del governo Isabella Fusiello, per la quale l’occupazione rappresenta «un’occasione anche per ridurre la recidiva e garantire maggiore sicurezza a tutta la comunità», mentre il garante dei detenuti Giovanni Maria Pavarin ha evidenziato l’opportunità per una vera «rieducazione della società civile». Per Maria Milano Franco D’Aragona, provveditrice del Triveneto, si tratta infine di «una risposta concreta al mandato previsto dall’articolo 27 della Costituzione».

Il contesto in cui si inserisce l’iniziativa è complesso: la Casa Circondariale registra infatti un elevato turnover, ospitando prevalentemente persone in attesa di giudizio o con pene brevi (443 le presenze nei primi otto mesi del 2026, per il 54,6% straniere).

Il lavoro al ristorante è il punto d’arrivo di un percorso che parte da dentro l’istituto. I detenuti svolgono infatti una formazione specifica curata dall’Istituto Alberghiero di Levico Terme per diventare aiuto cuoco, aiuto pizzaiolo o operatore di sala.

Cuochi del ristorante 'Tavolo 27'

Come spiegato dal presidente di Spinipizza Leonardo Costantini, l’obiettivo è rafforzare i percorsi di reinserimento basandosi su tre pilastri: formazione e lavoro, ristorazione di qualità aperta alla cittadinanza e un ponte tra carcere e città. A regime, il progetto “Articolo27” potrà impiegare fino a otto persone detenute ammesse al lavoro esterno o alla semilibertà, con tirocini o assunzioni secondo il CCNL delle cooperative sociali, utilizzando le agevolazioni della legge Smuraglia e affiancando ciascun lavoratore con un tutor in raccordo con educatori, UDEPE e Casa Circondariale. In cucina arriveranno inoltre gli ortaggi coltivati direttamente nell’orto del carcere. Promosso dalla Provincia, in attuazione del Protocollo d’intesa del 2020 con Regione e Ministero della Giustizia, in base all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario sul lavoro all’esterno, il progetto nasce da una co-progettazione facilitata dalla Fondazione Franco Demarchi con enti del Terzo settore, Provincia, Ministero della Giustizia e Comuni di Trento e Rovereto. Il finanziamento pubblico per la Linea A è stato di 972.697,30 euro; la Linea B, “DENTRO&FUORI carcere”, affianca invece il ristorante con sportelli di ascolto, abitare accompagnato e laboratori.

In chiusura, la direttrice della Casa Circondariale Anna Rita Nuzzaci ha rivolto un appello a tutti i cittadini: «Non possiamo delegare questo compito soltanto alle istituzioni: è necessario che anche i cittadini facciano la loro parte, venendo qui».