CdA Napoli, sala intitolata a Giudice del caso Tortora

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La Sala della Regina di Castel Capuano è stata intitolata alla memoria di Michele Morello, il cui nome è legato a una delle vicende giudiziarie più significative della storia della giustizia italiana: il processo a Enzo Tortora, conclusosi, in Corte d’appello, con la sentenza di assoluzione del 15 settembre 1986, di cui Morello fu relatore ed estensore.

Ad aprire i lavori è stato il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha espresso “grande compiacimento per l’intitolazione, ricordando in Michele Morello un uomo che fu protagonista di una stagione complessa della storia italiana, interpretata con grande senso delle istituzioni. Una scelta che, ha sottolineato, consente di custodire e trasmettere alle nuove generazioni la memoria di una figura che ha saputo incarnare i valori del servizio pubblico e della responsabilità”.

Nel corso della cerimonia, il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari ha descritto Morello come un magistrato dalla “schiena diritta”; ha poi sottolineato come “l’eredità di una personalità di questa statura sappia superare il tempo e continuare a parlare alle coscienze. La magistratura napoletana, e non soltanto quella, guarda a Morello come a un faro, soprattutto per i giovani: una testimonianza capace di trasmettere ancora oggi il significato più alto della giurisdizione”.

Il presidente della Fondazione Castel Capuano, Aldo De Chiara, ha ricordato il legame personale con Michele Morello, affermando di aver trovato in lui “un maestro, un punto di riferimento umano e professionale: un esempio e un modello per tutti i magistrati italiani”.

La presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, ha affermato l’importanza di cercare la “preziosa eredità di Michele Morello nelle istituzioni servite e nelle persone che ne hanno conosciuto la storia”.

Nel 2023 a Morello era stato conferito il Premio internazionale Nassiriya per la pace, riconoscimento attribuito a personalità distintesi nella promozione della pace, della legalità e dell’impegno civile. La motivazione, ha ricordato la Presidente, ne aveva valorizzato l’operato “senza enfasi mediatiche, con la forza della sua cultura giuridica e la pace della sua coscienza”.

“Il giudice è chiamato a essere, nel senso più alto del termine, un artigiano di pace – ha sottolineato Covelli -. L’esempio di Michele Morello restituisce l’immagine di una giurisdizione fondata sulla capacità di ascolto, sull’indipendenza, sulla consapevolezza della funzione, sulla connessa responsabilità e sulla ricerca della verità, innanzitutto processuale”.

La Presidente ha inoltre messo in risalto il valore simbolico della cerimonia: “Intitolare a Michele Morello, servitore dello Stato,  la Sala della Regina, dove svolgeva la sua attività  di udienza, significa affidare il suo nome alla Storia della giustizia partenopea e segna un momento importante per Castel Capuano, perché lo lega alla figura di un magistrato, in un luogo dove sono raffigurati avvocati e professori che hanno contribuito allo sviluppo della cultura giuridica napoletana”. “La memoria non si limita a guardare indietro, ci indica la direzione da seguire”, ha concluso la Presidente.

Il Procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, ha ricostruito le fasi del processo Tortora, il ruolo del pubblico ministero e quello del giudice, rilevando che Michele Morello “era un garantista a 360 gradi, una figura a tutto tondo che restituisce grande dignità alla magistratura”.

Il Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli, citando il pensiero del magistrato e scrittore francese Antoine Garapon, ha ricordato che “essere un buon giudice esige la permanente elaborazione del lutto di una giustizia perfetta. Il dubbio, visto dall’angolatura del giusto processo, è il crinale oltre il quale la sentenza si affaccia sul baratro dell’errore giudiziario; è regola di giudizio ma, prima ancora, è metodo di accertamento del fatto, come ci ha ancora di recente ricordato la Corte di Cassazione, che sollecita il giudice a iscrivere sempre la sua valutazione nella dialettica del dubbio o nel crepuscolo della possibilità e che impone protocolli logici del tutto diversi..: la certezza della colpevolezza per la pronuncia di condanna; il dubbio, originato dalla mera plausibilità processuale di una ricostruzione alternativa del fatto, per l’assoluzione”. Si è poi soffermato sulla sentenza Tortora, redatta il 15 settembre 1986: “Una lezione di straordinaria attualità su temi nevralgici quali la valutazione della prova e la presunzione di innocenza”, ma anche “sull’imputato che non è oggetto del processo ma arbitro esclusivo della sua tattica difensiva e sul giudice, che deve solo accertare la verità processuale, senza mai forzare i termini della valutazione per raggiungere la giustizia sostanziale, senza mai sovraccaricarsi di ruoli salvifici, di compiti o di missioni che non gli competono”.

Michele Morello, ha concluso Pinelli, “ci ha lasciato una lezione di diritto e di stile, che ancora oggi costituisce un solido punto di riferimento per ogni attore del processo penale”.

Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli

Il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, ha ricordato in Michele Morello un interprete di “un’idea alta della funzione giudiziaria, fondata sull’ascolto e sulla tutela dei diritti. Un giudice capace di resistere alle pressioni che avevano segnato il processo Tortora e di rifuggire dalla ricerca del consenso mediatico”. “La vicenda – ha evidenziato – interpella ancora oggi l’intera magistratura. La qualità della giurisdizione dipende anche dalla capacità delle istituzioni giudiziarie di interrogarsi sui propri modelli organizzativi e di innovarli”.

Il Presidente della Corte d’Appello di Palermo, Antonio Balsamo ha definito la sentenza Tortora “una lezione di diritto e di civiltà”, auspicando che anche “le riforme del processo penale sappiano trarre ispirazione da quell’esperienza e misurarsi con i fatti, attraverso strumenti e garanzie capaci di assicurare decisioni fondate su un rigoroso accertamento processuale”.

Particolarmente intenso l’intervento di Tullio Morello, figlio del magistrato, che ha ringraziato i presenti, anche per l’affetto,  e ricordato l’insegnamento ricevuto dal padre: “Le divisioni e gli sguardi diversi sono il sale delle istituzioni”. Nel suo ricordo, l’amore per la toga e la serenità derivante dalla conoscenza si sono intrecciate con il valore irrinunciabile dell’indipendenza del giudice. Un saluto particolare è stato rivolto anche agli studenti dell’Istituto Elsa Morante di Scampia, presenti alla cerimonia.

Sono intervenuti, inoltre, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Carmine Foreste, la Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Napoli, Leda Rossetti, e il presidente della Camera Penale di Napoli, Marco Muscariello.

 

Massimiliano Minervini