Bari, progetto per l’assistenza fiscale ai detenuti-lavoratori

Firma accordo assistenza fiscale per i detenuti-lavoratori a Bari
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La custodia del detenuto e l’espiazione della pena in carcere vanno di pari passo con la tutela dei suoi diritti, imprescindibili e costituzionalmente garantiti. In quest’ottica e auspicando un sempre maggiore intervento della società civile, in applicazione del noto principio di sussidiarietà orizzontale all’interno delle realtà penitenziarie, il Provveditore regionale della Puglia e della Basilicata Carmelo Cantone ha presentato oggi l’innovativo progetto di accordo con la Cgil regionale Puglia e il Patronato INCA Cgil Puglia per l’assistenza fiscale, previdenziale e assistenziale in favore dei detenuti delle carceri pugliesi.

Secondo i dati forniti da Cantone, la Puglia registra un numero di ristretti pari a circa 3.850, di cui il 15% lavora per conto dell’Amministrazione Penitenziaria, mentre si stanno favorendo sempre di più le attività lavorative svolte per conto di terzi. Di conseguenza, si fanno più pressanti le necessità di tutela e di assistenza fiscale e previdenziale rispetto a queste specifiche situazioni.

L’accordo odierno si pone nel solco delle previsioni del decreto legislativo 2 ottobre 2018 n. 124 che, introducendo nell’Ordinamento Penitenziario il nuovo articolo 25 ter, ha infatti previsto l’assistenza per l’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali.

Per la coordinatrice del progetto, Maria Linsalata, si tratta di un servizio che, proprio a seguito delle recenti modifiche legislative, “l’amministrazione penitenziaria è tenuta a rendere disponibile a favore dei detenuti e degli internati, anche attraverso apposite convenzioni non onerose con enti pubblici e privati”.

Il servizio vede fin qui coinvolte le realtà penitenziarie di Altamura, Brindisi, Foggia, Lecce, Lucera e Trani e si pone all’avanguardia in Italia. “Oltre alla creazione dei laboratori teatrali, condotti direttamente da esperti del settore a favore della popolazione ristretta, con questo protocollo d’intesa – ha sottolineato il provveditore Cantone – intendiamo incrementare ulteriormente il coinvolgimento degli operatori esterni non istituzionali all’interno degli istituti penitenziari. Non è un ponte lanciato verso la società civile, perché il carcere è e deve essere una realtà interna al sistema complessivamente considerato”.