Martina Carraro, le Fiamme Azzurre e le polemiche sul nuoto professionistico

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Martina Carraro, 26 anni, è la nuotatrice delle Fiamme Azzurre che ai Mondiali di luglio a Gwangju ha ottenuto una medaglia di bronzo per l’Italia nei 100 rana. Altri due bronzi la ragazza ligure (ma si allena da tempo a Imola) li aveva vinti ai campionati iridati in vasca corta del dicembre 2018 a Hangzhou, nei 50 rana e nella 4×100 mista. Qualche giorno fa Martina ha rilasciato un’intervista al Secolo XIX e successivamente il sito www.swimbiz.it ha utilizzato alcune sue frasi per trarre conclusioni che hanno destato scalpore.

Martina Carraro sul podio di Gwangju
Martina Carraro sul podio di Gwangju

Sappiamo che vorresti passare al professionismo puro lasciando le Fiamme Azzurre…
“Non ho mai affermato una sciocchezza simile addebitatami, mio malgrado, dal sito SWIMBIZ, al quale, preciso, non ho mai rilasciato alcuna dichiarazione. Ho solo affermato alla cronista Paola Provenzali del Secolo XIX l’importanza della nascita della Swimming League che è cosa ben diversa”.

Quindi non lascerai la Polizia Penitenziaria?
“Le Fiamme Azzurre sono la mia seconda famiglia e non lo affermo per mera adulazione. Con la Polizia Penitenziaria, in particolare, condivido i miei successi sportivi perché senza il suo supporto quotidiano, sia esso tecnico, fisioterapico e, nondimeno, mentale, non sarei l’atleta che sono. Il sistema italiano dei gruppi sportivi militari è un’avanguardia vincente che al mondo credo solo noi possiamo vantare”.

Martina Carraro
Martina Carraro in azione

Allora perché ti fanno dire altro?
“Non saprei, ma potrebbe, a qualcuno, non piacere la nascita dell’ISL (International Swimming League)… E per questo magari si sollevano questioni che di fatto non esistono”.

Pensi che questo sistema dei gruppi sportivi militari sia perfettibile?
“Tutto può essere migliorato e, personalmente, nell’interesse dello sport italiano, di tutti gli atleti e degli stessi sodalizi di Stato posso dire che basterebbe inserire nell’attuale sistema la possibilità di riconoscere agli atleti dipendenti pubblici le stesse prerogative attualmente riconosciute ai medici della Polizia di Stato. Ciò consentirebbe, durante la carriera sportiva, di percepire indennità extra stipendiali provenienti da sponsor esterni alla luce del sole, versando all’erario le dovute imposte, e permettendo di fronteggiare con maggiore serenità i costi da sostenere per eccellere durante una carriera spesso molto breve. Sarebbe come introdurre nel sistema ulteriori risorse economiche provenienti dal mondo dell’imprenditoria sgravando parzialmente dall’utilizzo di risorse pubbliche”.

Lasciamo ad altri le riforme e le inutili polemiche e pensiamo a Tokyo 2020
“Io il sogno nel mio cuore lo porto sempre, ma sono abituata a salire le scale un gradino alla volta, quindi giorno dopo giorno, gara dopo gara, vasca dopo vasca. “Road to Tokyo 2020” con un sogno nel cuore e le Fiamme Azzurre al mio fianco”.