‘Fortezza’: quando il carcere è tempo per “guardarti dentro”
23 Ottobre 2019
“Fortezza”, spettacolo teatrale ispirato al “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, realizzato con i detenuti della casa di reclusione di Civitavecchia “è divenuto un film perché – spiega la regista Ludovica Andò – sentivo forte la frustrazione di non poter raccontare all’esterno quel miracoloso processo di trasformazione interiore che spesso ho visto attivarsi negli uomini che ho incontrato nei miei laboratori.”
Ludovica Andò lavora da molti anni come regista e autrice in contesti di disagio sociale e da dieci negli Istituti penitenziari di Civitavecchia. A dirigere con lei la versione cinematografica di “Fortezza“, proiettata in anteprima oggi nella casa di reclusione di Civitavecchia e in programma il 25 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, Emiliano Aiello, regista, ricercatore e autore sensibile alle tante variabili della diversità (è autore Sogno di Omero, viaggio nei sogni dei ciechi dalla nascita).

“Ma, in realtà – precisa la regista – coautori sono anche i detenuti perché lo hanno arricchito con i loro contributi. In genere, se si affrontano testi classici in carcere, si cerca un coinvolgimento dei detenuti su argomenti in cui si riconoscono. Quando ho cominciato a lavorare per lo spettacolo teatrale, ho iniziato a portare i grandi temi del libro, come il tempo, l’abitudine, gli spazi. Temevo che il testo fosse un po’ ostico, invece ho riscontrato subito una grande adesione”.
Nella scrittura della sceneggiatura sono stati coinvolti tutti gli ottanta detenuti presenti nell’istituto mentre dieci sono gli interpreti. Protagonista del capolavoro di Buzzati, Drago è interpretato da tre personaggi, ognuno con un percorso proprio: la prospettiva del nemico, l’ostacolo della burocrazia, il disagio mentale.
Quanto alla location, la casa di reclusione di Civitavecchia, con i suoi passaggi, i cortili e i camminamenti, racchiusi tra imponenti mura ottocentesche che si affacciano sull’area portuale è stata l’interprete ideale della Fortezza Bastiani.

Il tempo è uno dei temi più sentiti nel film: “un tempo che da vuoto può acquisire un senso” come dice Marco, uno dei protagonisti, nel monologo che chiude lo spettacolo e che, non a caso, è stato scelto per iniziare il film: “Qui il tempo non corre. Qui il tempo è spazio per te stesso, per guardarti dentro…”.
“Un altro tema interessante emerso è quello della recidiva – aggiunge Ludovica Andò – C’è un momento del libro di Buzzati in cui Drago va in licenza ma si sente ormai estraneo alla sua vita precedente e torna prima alla Fortezza perché attratto dai suoi ritmi immutabili. E’ un episodio assimilato alla storia vera di un detenuto che racconta le difficoltà del riadattamento a un contesto esterno e l’attrazione per un’istituzione protettiva con le sue regole e abitudini radicate”.
Prodotto da Compagnia Addentro/Associazione Sangue Giusto in collaborazione con CPA – Uniroma 3 e il supporto della Regione Lazio, il film è stato realizzato grazie a una virtuosa collaborazione tra i vari partner, ognuno dei quali ha messo a disposizione, a seconda dei propri mezzi, risorse umane, tecniche o economiche. “Tra i vari sostenitori – sottolinea Ludovica Andò – l’ASL 4 che ha così riconosciuto il ruolo importante in termini di prevenzione e trattamento del disagio svolto dalla nostra associazione con progetti destinati a detenuti in osservazione psichiatrica”.
Foto di Danilo Garcia Di Meo