Detenuti rugbisti in campo contro la violenza sulle donne
29 Novembre 2019Un match di rugby in carcere tra detenuti è una partita unica per tante ragioni. Ieri a Bologna lo è stata ancora di più anche per il prepartita dall’alto valore simbolico. I rugbisti della Giallodozza di Bologna e della Drola di Torino sono scesi in campo indossando la pettorina di Zonta International per ricordare la Giornata contro la violenza sulle donne e poi hanno osservato un minuto di silenzio denso di emozione.
Quando si è trattato di scegliere un nome per la serie di match tra le squadre di Torino e Bologna, pioniere del rugby in carcere, i due presidenti Walter Rista e Stefano Cavallini si sono trovati subito d’accordo – Trofeo Libertà – perché quella è la meta da raggiungere nella vita dei detenuti-giocatori.
Il terzo incontro si è giocato a Bologna, campo di casa della Giallodozza: ancora una volta la Drola di Torino è uscita sconfitta nel punteggio, ma con uno scarto minimo, 18-17, che nel mondo ovale risulta quasi impercettibile.
Il pubblico selezionato nell’occasione, quasi 200 persone, è rimasto impressionato dal livello della partita. Una sfida caratterizzata da sano agonismo – impossibile immaginare una partita di rugby che ne faccia a meno – e straordinaria correttezza.

Il match è stato diretto da una terna composta interamente al femminile, e presentato da un detenuto della Dozza nel ruolo di speaker. Quasi fosse una partita del Sei Nazioni o una trasferta dei Lions, la mitica squadra formata dalle quattro “Unions” celto-britanniche che fanno visita alle potenze dell’emisfero australe ogni quattro anni, muovendo decine di migliaia di appassionati.
Il rugby in carcere sta crescendo anche sul piano tecnico, spettacolo davvero godibile, partita punto a punto, e – come spesso accade – l’uomo del match non è stato scelto nel XV vittorioso: Alin Bodoleanu è la terza-centro di Torino, in pratica il “pilota” del pacchetto di mischia.

Claudia Clementi, attuale direttrice della Dozza, ha assistito alla partita con il cuore diviso a metà, perché aveva lasciato la casa circondariale di Torino nelle mani del collega Domenico Minervini, subentrato come direttore dell’istituto “Lorusso e Cutugno”: ma, si sa, nel terzo tempo del rugby, gli schieramenti scompaiono, i giocatori si abbracciano e restano solo applausi per tutti.
Da domani, come nelle migliori tradizioni dello sport, si penserà già al prossimo impegno: maggio 2020, si giocherà a Torino.