Violenza donne: le storie di “Solo Mia” raccontate nel carcere di Foggia

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Non solo detenute ma anche madri, figlie e mogli lontane dagli affetti, con ferite nascoste dai tatuaggi e dagli sguardi freddi. Queste le storie raccontate nel nuovo libro di Annalisa Graziano “Solo Mia” presentato nell’Istituto penitenziario di Foggia.

Dopo “Colpevoli”, che affrontava in forma di reportage le vicende dei detenuti, l’autrice e giornalista torna nei luoghi di detenzione attraverso un romanzo affrontando un tema molto delicato dell’universo femminile: la violenza.

Vengono raccontate ai detenuti le storie descritte nel libro, fatte di violenza subita e a volte taciuta, attese tradite, affetti soffocati e speranze. Storie di dolore ma anche di svolte e di rinascita, che affrontano temi delicati come la maternità, il rapporto con i familiari, la detenzione, l’abuso, il femminicidio.

“Quello detentivo – spiegano dal Centro di Servizio al Volontariato di Foggia – è un contesto interessante in cui intraprendere un percorso informativo finalizzato alla prevenzione del fenomeno della violenza. Una problematica che tocca la società in modo trasversale, passando attraverso diverse classi sociali, economiche e culturali. Si è ritenuto così di organizzare un momento di riflessione e confronto anche in previsione della vita oltre al carcere, cioè al termine del percorso detentivo”.

Oltre all’autrice, giornalista e assistente volontario delle Case Circondariali di Foggia e Lucera, presenti il vice commissario della Squadra Mobile di Foggia – Sezione “Reati contro la persona e in pregiudizio dei minori” – Antonio D’AmoreAnna Latino e Laura Spinelli dell’associazione “Vìola Dauna” e Franca Dente dell’associazione “Impegno Donna”.

“Ringrazio della grande disponibilità e sensibilità sul tema – sottolinea la scrittrice – il direttore del carcere, Giulia Magliulo, la responsabile dell’Area Trattamentale, Giovanna Valentini e il Commissario Luca Di Mola e tutto il corpo di Polizia Penitenziaria. Sono molto felice di presentare ‘Solo Mia’ nel carcere di Foggia, dove è ambientata una parte importante del libro. Un ringraziamento particolare va anche alla coordinatrice e alle agenti della sezione femminile che, per mesi, mi hanno supportato durante gli incontri con le detenute, nella sala colloqui”.