“Vivere con lentezza” in carcere: sembra provocazione ma è terapia

Vivere con lentezza
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Sembra quasi una coincidenza simbolica l’avvio della fase 2 di contenimento del Coronavirus con la ricorrenza, il 4 maggio, della Giornata della Lentezza, evento di comunicazione sociale voluto da “Vivere con lentezza” associazione di volontariato sociale creata da Bruno Contigiani.

L’associazione è presente con progetti di educazione permanente al dialogo e alla cura e conoscenza di sé nelle carceri di Lodi, Piacenza, Pavia, San Vittore, Bollate e all’interno dell’istituto penale per minorenni “Beccaria” di Milano. In tempi ‘normali’ i volontari allestiscono gruppi di lettura e riflessione, “dove i detenuti – spiegano gli organizzatori – possono usare in modo positivo il tempo di ‘sosta’ per avviare un percorso di revisione della scala di valori e della propria filosofia personale”.

In questo periodo di sospensione, l’associazione ha continuato a mantenere contatti epistolari con i detenuti, a sentire le famiglie e a sostenere a distanza le persone che hanno potuto accedere alle misure alternative alla detenzione. Quando è possibile, i volontari inviano anche libri ai detenuti e proposte di lettura. Centinaia i detenuti che hanno partecipato ai gruppi di “Vivere con lentezza” che si è resa promotrice anche di raccolte di libri da destinare alle biblioteche degli Istituti.

Il carcere sembra d’altra parte un ambiente più ricettivo alle sensibilizzazioni alla lettura, a giudicare dai risultati di una ricerca condotta dall’agenzia di comunicazione di Klaus Davi su un campione di 285 ex detenuti che hanno lasciato il carcere negli ultimi dodici mesi. Secondo la ricerca di mercato, un detenuto legge in media fino a 15 libri l’anno (ma alcuni fino a 25) reperibili nelle biblioteche degli istituti o spediti da parenti, amici e volontari.