‘A mano libera’, i taralli fatti dai detenuti dalle Murge ai supermercati

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“Il tarallo è solo uno strumento per far circolare la speranza che chi ha sbagliato possa avere un futuro nella legalità”. Parole di don Riccardo Agresti, dell’associazione ‘Amici di San Vittore ONLUS’, che ha dato vita al progetto che sta portando i taralli A mano libera, realizzati da dieci detenuti ed ex detenuti provenienti da carceri pugliesi nei supermercati Dok, A&O, Famila e SOLE365 del Gruppo Megamark.

Si tratta di taralli davvero speciali perché sono proposti gusti innovativi, come al pomodoro secco e al vino Nero di Troia, e anche perché, nonostante siano fatti a mano nel rispetto della miglior tradizione pugliese, sono  in vendita a un prezzo più vantaggioso rispetto ad analoghi prodotti industriali. Ma don Riccardo ribadisce che la vera particolarità di questi  taralli sta “nella consistenza umana del prodotto, nella sua eticità e concretezza”.

Particolare è anche la storia del sacerdote iniziata, ventisette anni fa, nella parrocchia di un quartiere degradato di Andria (BAT).“ Mi sono ritrovato – racconta ­­ – in un luogo martoriato dalla micro e macrocriminalità e ho iniziato a fare la guerra. Sono stato un prete di trincea finché un giorno ho capito che avrei voluto esercitare l’amore. Allora sono entrato nella carceri per capire in che modo viene applicato il dettato costituzionale e quali opportunità di cambiamento sono offerte alle persone che vi finiscono. Ho capito che la pena detentiva è insufficiente perché non riesce a dare una risposta una domanda fondamentale: come affronterà la vita una persona appena uscita dal carcere?”

Così don Riccardo ha cercato di trovare occasioni di lavoro da offrire a ex detenuti o a persone in misura alternativa al carcere, dapprima coinvolgendo anche la parrocchia e un territorio, non sempre ben disposto ad accogliere persone che avevano commesso reati. Poi, gradualmente, dopo aver bussato a molte porte, il sogno è divenuto realtà.

Don Riccardo Agresti

“La diocesi di Andria ci ha concesso una masseria di sua proprietà e, grazie al cardinale Gualtiero Bassetti che ha creduto e sostenuto il nostro progetto abbiamo anche ottenuto fondi dalla  Conferenza Episcopale Itaiana”. Il grande casale contadino, situato nel  difficile contesto sociale nella Provincia BAT e nell’agro di San Vittore presso Castel del Monte, è stato riadattato e  ospita oggi persone in misura alternativa, produce ortaggi, frutta fresca, olio Evo, pasta e prodotti da forno.

“Cercavamo, però – continua don Riccardo – un prodotto che si prestasse a essere distribuito con facilità in modo da far circolare il nostro messaggio, che avesse il profumo della dignità ritrovata da persone uscite dal carcere”. La scelta è caduta sui taralli e il progetto ha assunto un carattere più strutturato e ambizioso con la vincita di uno dei premi Orizzonti Solidali 2018/2019, il bando di concorso promosso dalla Fondazione Megamark di Trani in collaborazione con i supermercati A&O, Dok, Famila e Iperfamila, destinato al terzo settore pugliese.

“Megamark ha deciso di investire sull’eticità del prodotto, invece che sugli utili e questo permette di mantenere basso il prezzo dei taralli” spiega don Agresti che invita tutti ad assaggiarli per apprezzarne un gusto che, aggiunge con orgoglio “ si deve all’uso non di oli da frittura ma di extravergine d’oliva e di buon vino e alla ricetta della nonna di una parrocchiana che ci ha aiutato ad apprendere la tecnica quando l’insegnante ci ha abbandonato”.

Già, perché gli ostacoli non sono stati pochi, a cominciare dal rallentamento imposto dal lockdown.  “Ma li abbiamo affrontati e superati insieme” aggiunge il sacerdote che racconta come il primo ordine di 3500 euro sia stato portato a termine impastando e infornando giorno e notte per rispettare i tempi di consegna grazie anche all’aiuto di volontari e amici.

Don Riccardo non finisce di sognare: “Questa comunità diventerà sede locale della mediazione penale, attività complementare al lavoro. Formare è inutile se significa riempire di dati tecnici un uomo che deve prima invece liberarsi di valori sbagliati e riconoscere quanto ha commesso. Da noi esiste un orto della riparazione: le persone che vengono dal carcere acquistano sementi e piante a proprie spese, ne curano la crescita e il ricavato della vendita dei frutti viene donato a vittime di reati. Un gesto simbolico ma importante per recuperare la dignità perduta”.