Telefono Giallo, potenziati assistenza e supporto per i figli dei detenuti

foto di bambino in carcere
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Dal 2015 il “Telefono Giallo” – la cui gestione è assicurata da Bambinisenzasbarre onlus – si propone di favorire il mantenimento dei contatti familiari anche in stato di detenzione: e ora l’associazione lancia un appello diretto a incrementare lo svolgimento del servizio con modalità adeguate all’emergenza pandemica.

Le limitazioni imposte dal Covid-19 rischiano infatti di interrompere i legami affettivi dei 100mila bambini e ragazzi che hanno il papà o la mamma in carcere, acuendo i pericoli di coinvolgerli in fenomeni di abbandono scolastico, disoccupazione, disagio sociale e illegalità.

Per questo il Telefono Giallo, da sempre attivo per gli adulti, in questo momento di disorientamento causato dalla sospensione dei colloqui in presenza viene messo a disposizione anche dei minori figli dei detenuti, diventando un prezioso strumento di supporto destinato alla famiglia nel suo complesso.

La campagna lanciata da Bambinisenzasbarre durante il periodo natalizio – e che durerà fino al 2 gennaio 2021 – mira a reperire le risorse necessarie per far fronte al più rilevante impegno organizzativo attraverso il sito dedicato tramite il sito attivati.bambinisenzasbarre.org.

La linea telefonica è attiva dal lunedì al venerdì (10-18) al numero 392 9581328, mentre si può avviare il contatto mail all’indirizzo telefonogiallo@bambinisenzasbarre.org.

L’associazione ha esercitato finora la sua funzione di accoglienza e interazione all’interno degli Spazi Gialli, ambienti concepiti per aiutare i bambini che entrano negli istituti penitenziari ad affrontare con la necessaria consapevolezza un’esperienza difficile come quella della detenzione di un genitore. Il senso di questa nuova iniziativa legata al potenziamento del Telefono Giallo viene spiegata da Lia Sacerdote, presidente e responsabile  scientifica di Bambinisenzasbarre onlus: “E’ una possibilità per i familiari di non sentirsi soli e di ragionare insieme a specialisti sulle risposte da dare alle domande che ogni giorno i figli pongono. Ed è anche una possibilità per i bambini, spesso già emarginati e vittime di pregiudizi a causa della loro  situazione, di costruire una comunità virtuale con scambio di bisogni  e consigli”.