Bergamo ricorda don Resmini, per più di 30 anni cappellano del carcere
29 Marzo 2021
Ormai il suo nome è tutt’uno con quello dell’istituto penitenziario dove per oltre trent’anni anni è stato il cappellano. E così, per onorare la memoria di don Fausto Resmini nel primo anniversario della sua scomparsa, in tanti si sono ritrovati venerdì scorso per partecipare alla Santa Messa officiata dal Vescovo di Bergamo, Monsignor Francesco Beschi. C’era il Sindaco Giorgio Gori, una rappresentanza di cittadini e una piccola delegazione della casa circondariale, guidata dalla direttrice Teresa Mazzotta e dal comandante del reparto di Polizia Penitenziaria Aldo Scalzo.
La notizia della sua morte, avvenuta nella notte fra il 22 e il 23 marzo 2020, a 68 anni, per le complicanze causate dal Covid-19, scosse profondamente non solo il microcosmo del carcere ma i sentimenti dell’intera cittadinanza, dalla quale si levò subito una sentita richiesta per associare al nome di don Fausto a quello del luogo dove il suo impegno ne aveva fatto un vero e proprio punto di riferimento per il personale e per i detenuti.
Richiesta prontamente accolta e condivisa dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria – DAP che, alla memoria di don Fausto Resmini, provvedeva a intitolare la casa circondariale di Bergamo, con decreto firmato il 5 giugno 2020 dal capo del DAP, Bernardo Petralia.
In tanti, fra personale di Polizia Penitenziaria e detenuti, hanno continuato a testimoniare, anche in forma scritta, l’umanità e la straordinaria umiltà espresse da don Fausto e quella sua naturale predisposizione a porsi al servizio del prossimo, indipendentemente dalla fede religiosa del suo interlocutore, tanto nel bisogno spirituale quanto in quello materiale.