Relazione in Parlamento: ”Riportare al centro il cittadino”
23 Gennaio 2019
“Una profonda revisione del sistema giustizia da portare a compimento seguendo la stella polare dell’intero percorso: rimettere al centro il cittadino, la tutela dei suoi diritti e delle sue legittime aspirazioni”. Con queste parole il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha iniziato l’illustrazione, la mattina in Senato e nel corso del pomeriggio alla Camera, dell’annuale Relazione sull’amministrazione della giustizia, approvata con 146 voti favorevoli . Il Guardasigilli, in apertura del suo intervento, ha parlato di emozione e orgoglio “per la possibilità di raccontare i primi risultati raggiunti nei mesi iniziali di lavoro”.
Bonafede ritiene che per realizzare “una stagione di riforme condivise condotte nell’esclusivo interesse del Paese occorre un metodo basato sul coinvolgimento e il dialogo con gli operatori del settore, con le forze parlamentari e con i fruitori ultimi del servizio. La giustizia rappresenta uno dei pilastri dell’ordinamento democratico, influenzando in modo profondo la dimensione sociale e quella economica e garantendo il benessere dei cittadini”.
Rivolgendosi all’Aula di Palazzo Madama e poi a quella di Montecitorio, il Guardasigilli ha specificato come intenda seguire “un approccio pragmatico ai problemi, senza pregiudizi ideologici, in un’ottica non di scontro fine a se stesso ma di sano confronto dialettico anche con l’opposizione e di ascolto”. In questo senso, Bonafede ha rivendicato la scelta di incontrare associazioni di cittadini per favorire un dialogo tra istituzioni e società civile fatto di proposte e rispetto reciproco.
Citando i dati del rapporto Censis secondo cui 15,6 milioni di persone hanno rinunciato a intraprendere un’azione giudiziaria per far valere i proprio diritti, nonostante avvocatura e magistratura siano un’eccellenza a livello internazionale, il ministro ha aggiunto che “adesso tocca alla politica dare una risposta per contrastare l’alto tasso di sfiducia nei confronti del sistema giustizia, giudicato costoso, lento e incapace di garantire la tutela dei diritti”.
Il Guardasigilli ha poi spiegato la scelta di dare sempre più impulso all’attività dell’ispettorato del Ministero: “Consapevole del livello altissimo della nostra magistratura, che è la migliore in Europa e tra le migliori al mondo, è importante individuare chi non lavora come dovrebbe, non rispettando i propri colleghi e portando un danno al sistema giustizia e ai cittadini”.
Sul fronte delle riforme legislative, il ministro Bonafede ha illustrato la necessità di un processo più semplice, per far fronte all’enorme richiesta di giustizia che proviene dai cittadini, preannunciando che “entro la prima metà di febbraio verrà depositato un disegno di legge delega per la riforma del rito civile, che introdurrà meccanismi di semplificazione per le cause riservate alla decisione del tribunale in composizione monocratica e collegiale, per il giudizio dinanzi al giudice di pace e per le impugnazioni. Penso a un sistema ‘a fisarmonica’- ha precisato – che possa durare due o tre udienze per cause semplici e prevedere un numero di udienze maggiore per quelle più complesse”.
Passando alla questione carceraria, il Guardasigilli ha parlato di situazione drammatica: “Lo dimostrano i suicidi di detenuti e di agenti di Polizia penitenziaria e gli oltre 3mila episodi critici verificatisi. Garantire il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti è una priorità dell’azione del ministero. Per questo sono stati previsti nella manovra investimenti per interventi sull’edilizia carceraria, più consistenti che in passato, in modo da assicurare sicurezza e dignità ai detenuti e alla Polizia penitenziaria, così come sono state approvate norme per favorire la flessibilità degli interventi di manutenzione degli edifici”. Sempre in tema di carceri, Bonafede ha ricordato gli incontri avuti con ministri di diversi Stati esteri “per portare avanti la strategia di rimpatrio dei detenuti stranieri attualmente nelle carceri italiane per far in modo che scontino la pena nei Paesi di origine”.
Uno dei passaggi chiave dell’intervento del Guardasigilli è stato quello in materia di corruzione: “Nell’ultima graduatoria di Transparency International, l’Italia figura al 69esimo posto, mentre l’85% degli italiani e’ convinto che istituzioni e politici abbiano a che fare con la corruzione”. Bonafede ha sottolineato l’importanza delle misure introdotte con la legge anti-corruzione (a partire dal Daspo per i disonesti), approvata a dicembre, per arginare il fenomeno corruttivo e offrire ai cittadini un’immagine di Pubblica amministrazione efficiente e funzionale”.
Il ministro ha ricordato l’intervento in tema di riforma della prescrizione (approvato con la legge anti-corruzione e in vigore nel 2020) con l’introduzione della sospensione dei termini prescrittivi al momento della pronuncia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna. Una modifica normativa che “consentirà di tutelare la ricerca della verità e l’esigenza di giustizia che non possono essere frustrate dall’uso pretestuoso di un istituto che, pur avendo una funzione originaria nobile, non può assicurare l’impunità rispetto a comportamenti criminosi che provocano un elevato allarme sociale”. Per scongiurare questo rischio – ha aggiunto Bonafede – “è in programma un massiccio intervento sulle cause strutturali che determinano, oggi, la durata irragionevole dei processi, attraverso l’aumento delle risorse umane e l’ottimizzazione delle stesse, l’accelerazione dell’innovazione informatica, lo snellimento delle procedure e, soprattutto, la semplificazione degli istituti di diritto processuale”.
L’approvazione della legge contro la violenza di genere, “vera piaga sociale su cui lo Stato non può cedere il passo”, è l’altra priorità posta da Bonafede nel corso della Relazione: ha espresso l’auspicio di un celere e unanime via libera del “Codice-Rosso” così da fornire alle donne un efficace strumento di tutela, prima che possano subire danni irreparabili.
Il Guardasigilli ha, infine, ricordato l’impegno del Governo per assicurare alla giustizia italiana terroristi ancora latitanti all’estero, ringraziando forze dell’ordine e Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero per “il lavoro fatto per riportare in Italia Cesare Battisti, un pluriomicida sottrattosi per 40 anni alla giustizia del nostro Paese”.