Anniversario Scopelliti, Cartabia: “Abbiamo bisogno di esempi a cui guardare”

Antonino-Scopelliti 400x300
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Buongiorno,

saluto il Presidente della Regione e tutte le autorità presenti. Rivolgo un saluto particolare e affettuoso a Rosanna Scopelliti, presidente della Fondazione dedicata ad Antonino Scopelliti, suo padre. Un uomo e un magistrato, alla cui memoria tutti noi – oggi – sentiamo il bisogno di rendere omaggio.

Esattamente 30 anni, nella sua Calabria, Antonino Scoppelliti, sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte di Cassazione veniva barbaramente assassinato da quanti identificarono nella sua rettitudine e nella sua lungimiranza un ostacolo al loro potere criminale.

Sulla scrivania di Antonino Scopelliti erano arrivate le indagini sulle pagine più buie della Repubblica – dal terrorismo, alle stragi, alla mafia. E fu ucciso prima che potesse rappresentare in Cassazione l’accusa nel maxi processo alla Cosa Nostra siciliana.

Le mafie e tutti i poteri occulti temono quei servitori dello Stato, che non smettono mai di vivere e operare con “zelo, intuito, grande intelligenza, altrettanta equità e ancor più senso di umanità”: queste le virtù riconosciute a Scopelliti nelle valutazioni professionali della sua fulgida carriera, così come nel tributo che l’Ordine degli avvocati di Milano volle rivolgergli, alla vigilia del trasferimento a Roma.

Abbiamo bisogno di testimoni, di punti di riferimento, di esempi a cui guardare. Ricordare oggi Scopelliti è un invito, indirizzato soprattutto alle giovani generazioni – a cui giustamente si rivolge la Fondazione che porta il suo nome – a mantenere vivo il suo stile nel nostro agire.

Abbiamo bisogno della dedizione, del talento, della lungimiranza e dell’onestà intellettuale di uomini come Antonino Scopelliti, che mai sottovalutò l’enorme responsabilità affidata ad un magistrato. In uno dei suoi scritti – che meriterebbero di essere riproposti oggi all’opinione pubblica – si interrogava, ad esempio, sul delicato equilibrio dei rapporti tra magistratura e stampa.

Scopelliti ricordava, sia ai suoi colleghi sia ai giornalisti, come avessero nelle mani il potere di “distruggere l’immagine di chiunque, con una frettolosa comunicazione giudiziaria”. Per questo, invitava sia gli uni che gli altri a non essere – cito ancora testualmente – “troppo protagonisti della straordinarietà”.

Il cittadino infatti “ha il diritto di attendersi dal suo giudice l’uso della massima prudenza (..); ha il diritto – scriveva ancora Antonino Scopelliti – di non tollerare inchieste fondate sul poco o sul niente; ha il diritto di vedere il suo giudice «con la testa stretta fra le mani», nel momento del decidere”.

Sono parole e immagini che meritano di essere conosciute da tutti, ricordate e meditate. Perché Antonino Scopelliti sia sempre più – come merita – un punto di riferimento, in primo luogo, per tutti gli operatori della giustizia e, quindi, per l’intera comunità nazionale.

 

Marta Cartabia

 

Villa San Giovanni, 9 agosto 2021