A 70 anni dalla morte di Piero Calamandrei, Padre costituente

Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione
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«A sessant’anni dalla morte di Piero Calamandrei, la Repubblica ricorda uno dei suoi Padri costituenti, un giurista di altissime qualità intellettuali e morali e, al tempo stesso, un democratico appassionato del proprio Paese, che si è battuto con tenacia per ideali di libertà e di giustizia”.

Dieci anni fa il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella commemorava Piero Calamandrei, nell’anniversario della sua morte.

Nato il 21 aprile 1989 a Firenze, segue le orme del padre, avvocato e professore, si laurea nel 1912 a Pisa e nel 1915 é già docente di Procedura civile all’Università di Messina. A Modena nel 1918, poi Siena nel 1920, e infine all’Università di Firenze dal 1924, di cui sarà anche rettore tra il 1945 e il 1947.

“La libertà é come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare”. E’ un passaggio del discorso in difesa di una neonata Costituzione, che Piero Calamandrei pronuncia nel 1955 davanti agli studenti milanesi. E lui sapeva cosa volesse dire, lui che aveva vissuto la dittatura fascista, aderendo a numerosi atti di protesta pubblici e sottoscrivendo il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.

Durante la sua attività universitaria (alla quale continua ad accompagnare anche l’esercizio dell’avvocatura), viene chiamato a partecipare ai lavori per la riforma del Codice di procedura penale, e durante il Ministero Grandi, coinvolto in quelli per il Codice di procedura civile, di cui fu uno dei principali ispiratori

Nonostante queste collaborazioni, però, Calamandrei non prenderà mai la tessera del partito fascista, pur giurando nel 1931 fedeltà al regime, per poter proseguire nell’insegnamento accademico: imprimere un nuovo indirizzo dall’interno, servendosi dell’incarico universitario e del rapporto con gli studenti, è il suo scopo.

Nel 1941 aderisce al movimento Giustizia e Libertà, ma è nel 1942 che con Ferruccio Parri e Ugo La Malfa fonda il Partito d’Azione. Dopo la Liberazione, in rappresentanza del partito, viene nominato membro della Consulta nazionale e diviene  esponente autorevole della Commissione dei 75 all’Assemblea Costituente, assieme a Dossetti, La Pira, Moro, Concetto Marchesi, Togliatti, Bozzi, Lelio Basso e molti altri, dove svolge le funzioni di relatore sull’ordinamento della magistratura e della Corte costituzionale.

“Chiarezza nella Costituzione” è stato il motto di Calamandrei, fin dall’inizio dei lavori. E c’è riuscito, come viene riconosciuto anche un grande studioso quale Tullio De Mauro, che ha sottolineato “l’eccezionalità linguistica della Costituzione”.

E rivolgendosi ancora a quegli studenti milanesi nel ’55 Calamandrei dirà: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.