A Opera detenuti in scena con “Selvatico Ancestrale”
18 Ottobre 2025
“È importante non sentirsi a proprio agio. Ciò che non ci sorprende non ci trasforma”. Lo scrive Eliane Brum in Amazzonia, un libro che denuncia la distruzione umana della natura. Che muove il mondo, ma non ha voce per reagire. Questo libro contiene i temi ispiratori di “Selvatico Ancestrale”, il nuovo spettacolo che la compagnia di detenuti ed ex detenuti del carcere milanese di Opera mette in scena il 24 e 25 ottobre dentro l’istituto. L’iniziativa è aperta al pubblico esterno.
Da 18 anni Ivana Trettel, regista della compagnia, insegna nei laboratori di formazione dell’attore e di drammaturgia a Opera. È “dentro” da così tanto tempo perché “il carcere – dice a GNews – è un grande amplificatore di ogni cosa, di gioie e dolori, e anche, dal mio punto di vista, dell’arte teatrale”.
La compagnia Opera Liquida è mista: detenuti ed ex detenuti, giovani e adulti. “Alcuni hanno lavorato con me per anni e altri sono appena entrati: si mescolano competenze diverse”, spiega Trettel. Tra i decani del gruppo c’è Carlo Bussetti: ex recluso, fondatore a Bollate della compagnia “Corpi Bollati”, ora insegna il mestiere dell’attore, nel carcere di Monza.
“Selvatico Ancestrale” ruota intorno al gioco di somiglianze: tra la natura e i detenuti, tra l’uomo “distruttore” e gli ex detenuti. Questi ultimi vittime, come le persone libere, di un mondo dominato dalla logica utilitaristica: in nome del profitto, tutto è sacrificabile. A differenza dei detenuti che, come la natura, “normalmente non fanno uscire le proprie voci”, spiega Trettel.

Sul palco e dietro le quinte, lo spettacolo è interamente prodotto dai reclusi. Costumi, scenografie, sono fatti con le loro mani, sotto la guida di professionisti di ciascun settore. Dal 2018, infatti, Opera ospita corsi di formazione nei mestieri del teatro.
Le scenografie realizzate in carcere riproducono la “Struttura tricroma” di Giovanni Anceschi, alla sua terza collaborazione con Opera Liquida. I costumi, disegnati da Salvatore Vignola, sono realizzati dai detenuti-costumisti guidati da Tommaso Massone.
“Selvatico Ancestrale” è ispirato alla mostra fotografica di Giuditta Pellegrini, che per 10 anni ha fotografato le foreste del mondo. Le foto della giornalista, stampate su seta, compongono i costumi degli attori, insieme ai tessuti donati dall’azienda tessile Ratti. Ogni minimo dettaglio punta a rendere lo spettacolo “un’esperienza immersiva, un rito collettivo”, dice Trettel.
In un carcere, il processo di selezione per entrare in una compagnia teatrale ha le sue peculiarità. A Opera si parte con una sorta di “call” a ogni piano, per tutti i settori, anche per i mestieri del teatro. Una prima selezione dei candidati viene fatta dall’area educativa e dalla direzione. Poi il resto viene da sé: “la voglia di impegnarsi, perché il teatro è una cosa molto seria; la voglia di stare in gruppo, di comprendere che lo spettacolo è un lavoro collettivo in cui ognuno porta un pezzettino molto importante”, dice la regista.
I bravi attori, dentro le mura di un carcere, hanno un marchio speciale. “Sono arrivate persone che hanno imparato l’italiano frequentando il laboratorio e poi sono diventati dei grandi interpreti”, racconta Trettel. Il metro di giudizio non è avere una dizione perfetta. Innegabile, per la regista, è che i detenuti “portano una verità scenica molto intensa: penso che questo faccia la differenza. Quando raggiungono il corretto livello di concentrazione, sono persone che portano delle grandi verità. Questo risuona”.
I biglietti per lo spettacolo “Selvatico Ancestrale” sono disponibili sul sito di Opera Liquida e possono essere acquistati entro il 20 ottobre.