A Opera tra androidi e pecore elettriche con Fuksas e Lietti
28 Marzo 2025
Tra empatia e apatia; tra ciò che è umano e ciò che non lo è. Binomi sui quali i detenuti del carcere di Milano Opera riflettono con l’attrice Elena Lietti e la scrittrice Elisa Fuksas, sull’onda di “Gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick.
Il romanzo di fantascienza dal quale Ridley Scott ha tratto il film cult “Blade Runner” è al centro del terzo appuntamento di “Libri Liberi” nei penitenziari italiani, rassegna promossa da fondazione De Sanctis e patrocinata dal Ministero.
San Francisco, 1992. È appena terminata una Guerra Mondiale che ha fatto strage di esseri viventi, umani e animali. Dopo il conflitto, la nostalgia di un’umanità annientata spinge alcune “compagnie” a creare dei perfetti replicanti.
Il protagonista è Rick Deckard, un cacciatore di taglie: suo è il compito di smascherare e catturare gli androidi. “Ma per fare questo deve identificare cos’è l’androide e cosa lo distingue dall’essere umano”, dice la vicedirettrice di Milano Opera Antonella Murolo, in apertura dell’iniziativa. “Il cuore pulsante di questo libro – sottolinea – è il recupero dell’umanità”.

Cosa distingue ciò che è umano da ciò che non lo è? Perché, se gli androidi sognano pecore elettriche, e quindi “sentono” come gli umani, la questione diventa complessa. Le riflessioni dei detenuti sono diverse, ma concordano su un punto: l’empatia per gli animali è un elemento che distingue un essere umano da un replicante. Quegli stessi animali che, nel libro, sono merce rara: chiunque, incluso il protagonista, vuole possederne uno.
Elena Lietti legge il passo del test cui Deckard sottopone gli androidi per smascherare la loro non-umanità. Si entra nel vivo della riflessione tra empatia e apatia. E così Marco (nome di fantasia), una cella piena di libri, dice che secondo lui è la cultura a salvare dall’apatia, dalla non-umanità, specie in un contesto difficile come il carcere.

“È più semplice provare empatia nei confronti di un animale -, aggiunge Salvatore. Agisce d’istinto, e interagirci è molto immediato; è più facile capire cosa ha e cosa prova, mentre tra esseri umani…è più difficile mettersi nei nostri panni”.
Di empatia come esclusivo retaggio umano parla la scrittrice Elisa Fuksas. “Ciò che si sente è profondamente indicibile; non puoi descrivere in una parola quello che provi”, sottolinea. “Le parole arrivano fino a un certo punto, dopo di che c’è un abisso che riguarda solo noi”.

Credit foto: Alessandra Albertini/fondazione De Sanctis