Carcere Padova, disinnescare l’odio e disarmare le parole
4 Giugno 2025
E’ un’affermazione di Gino Cecchettin, “essere cattivo cosa aggiungerebbe di bello nella mia vita?”, a dare il titolo a una delle sessioni del convegno annuale di Ristretti Orizzonti “Disinnescare …Attrezziamoci per disinnescare i conflitti, non per fomentarli”, tenutosi il 23 maggio nella casa di reclusione di Padova.
Il padre di Giulia, uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta il 22 novembre 2023 – oggi impegnato con la Fondazione a lei dedicata in iniziative di contrasto alla violenza di genere – è stato uno dei relatori intervenuti sul tema del convegno di quest’anno, dedicato agli strumenti per superare la cultura del conflitto che sembra ancora radicata nella percezione sociale della giustizia penale.
E’ la seconda volta che Cecchettin entra al Due Palazzi, la prima è stata per un incontro con la redazione di Ristretti Orizzonti, il 31 ottobre 2024, a meno di un anno dall’assassinio della figlia. Incontro che tiene a descrivere anche nei risvolti più personali, davanti a una platea di 600 persone, tra detenuti, volontari, operatori penitenziari, studenti, magistrati: “Ornella Favero ( direttrice di Ristretti Orizzonti e organizzatrice dell’evento ndr) è stata perseverante nell’invitarmi. Ho accettato senza pensarci troppo anche se mi aspettavo di incontrare persone con pene brevi. Trovarmi di fronte a ergastolani mi ha disorientato all’inizio. Poi hanno iniziato a raccontare le loro storie e più ascoltavo degli uomini che avevano sbagliato, più sentivo di non essere nessuno per poter giudicare. Ho avvertito sincerità nelle loro parole. Dalle pieghe della vita sono nate poi le domande. E’ stato un confronto costruttivo tra approcci all’esistenza completamente diversi”.
Un confronto divenuto più emozionante e autentico quando Gino ha iniziato a parlare del proprio percorso: “Ho raccontato la strada affrontata per stare lontano da sentimenti di rabbia e di odio. I ragazzi della redazione mi ascoltavano increduli ma incredulo ero anche io verso quello stavo provando. Sono uscito da quell’incontro di tre ore esausto. Però mi è servito per andare avanti”. “Se – chiarisce – un mese più tardi quando mi sono trovato davanti a Filippo durante l’udienza non mi sono sentito pieno di rabbia credo di doverlo a quell’incontro. Anzi, mi ha quasi fatto pena come essere umano, forse sono stato l’unico in quell’aula a non sentire odio benché il più legittimato a provarlo.”

L’iniziativa ha visto la partecipazione di tante vittime o autori di reato, protagonisti di percorsi di riconciliazione. Tra loro, Benedetta Tobagi, che ha parlato della lotta contro la violenza di genere, Anilda Ibrahimi, che ha affrontato il tema del pregiudizio e dell’integrazione, Sonia Fusco che ha abbracciato l’uomo che ha investito e ucciso la figlia, Yehia Elgami, padre di Ramy, morto nel corso di un inseguimento, Marino O. che solo dopo un rientro in carcere ha compreso che non bastava essere un detenuto modello per vincere la rabbia.
L’incontro, introdotto dalla nuova direttrice del carcere Due Palazzi, Maria Gabriella Lusi è stato moderato da Adolfo Ceretti, docente di Criminologia all’Università di Milano Bicocca e coordinatore scientifico dell’Ufficio di mediazione penale di Milano. Ceretti ha sintetizzato con il termine frantumaglia, mutuato da un saggio di Elena Ferrante, il deposito del tempo senza l’ordine di una storia che si porta dietro chi consulta i mediatori: “Si devono lasciare andare in un mulinello per ricostruire la propria storia, raccontata finalmente senza essere giudicata”.
“L’idea del tema di questa giornata di studi c’è stata imposta dal clima di aggressività dominante ovunque, non solo attorno a ciò che riguarda il carcere. Credo che in primo luogo bisogna disarmare le parole, sceglierle, curarle. E poi disarmarsi per primi, non bisogna pensare che debbano essere gli altri per prima a farlo” sottolinea con energia Ornella Favero, alla quale chiediamo, a margine del convegno, quale è stata l’emozione più condivisa tra i presenti. “Quando Gino Cecchettin – risponde – dopo aver detto che ora il suo sogno è veder ritrovare la felicità ai suoi figli Elena e Davide, ha chiesto ai detenuti ‘E voi ce l’avete un sogno?’. Disorienta che un uomo come lui, che ha vissuto il dolore più grande che un genitore possa provare, venisse qui a riconoscere a loro il diritto di sognare. Gino è una persona che, come suggerisce il titolo della Giornata, ha disinnescato la rabbia davvero, in modo autentico. Per questo il suo insegnamento è così importante“.