A Roma un convegno su rieducazione, sport e carcere
19 Novembre 2025
Oggi, presso l’aula magna dell’Università europea di Roma, si è tenuto il convegno dal titolo “La funzione rieducativa della pena e il valore dello sport nel trattamento penitenziario”, moderato da Daniele Pasquini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport e Csi Roma.
L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dall’Università europea di Roma, dalla rete di magistrati “Sport e legalità” e dal Centro sportivo italiano Csi-Roma, nasce con l’intento di offrire un’occasione di riflessione condivisa sui temi della giustizia, della dignità umana e dei percorsi di recupero, inserendosi nel più ampio contesto dell’Anno giubilare e della missione formativa e sociale dell’università.
Il convegno ha inteso mettere in luce il contributo del diritto e dello sport come strumenti capaci di sostenere la crescita personale e la responsabilità civica, favorendo un confronto tra mondo accademico, magistratura e istituzioni sportive.
Momento chiave del convegno è stata la presentazione della 2^ edizione dei Giochi della speranza, che si terranno il 12 dicembre nella casa circondariale di Rebibbia, stavolta però nella sezione femminile.
Per Irene Marotta, responsabile del gruppo sportivo Fiamme Azzurre, questa piccola olimpiade in carcere, non è un “evento”, ma “uno dei momenti nei quali il corpo di Polizia Penitenziaria tramite le Fiamme azzurre partecipa al trattamento diffondendo i valori dello sport: rispetto delle regole, disciplina e inclusione”. Marotta, come co-organizzatrice del progetto, ha assicurato poi il contributo dei tecnici delle Fiamme azzurre, grazie anche ai quali sarà possibile replicare i Giochi di questa estate.
Presenti anche figure istituzionali come suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, e Riccardo Turrini Vita, garante nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale, che si sono confrontati sul tema “Il ruolo delle istituzioni nel dialogo tra sport e carcere”. Per Smerilli “per chi vive la detenzione, lo sport assume un valore importante perché educa al rispetto, alla disciplina, al lavoro di squadra, aiuta a riconoscere i propri limiti e a scoprire nuove energie”.
Il convegno è proseguito poi con la tavola rotonda “Il valore dello sport nel trattamento penitenziario”, a cui hanno partecipato Massimiliano Atelli, presidente della Commissione indipendente per la Vigilanza sui bilanci delle società professionistiche, Sergio Sottani, procuratore generale della Corte di appello di Perugia e portavoce della rete dei magistrati “Sport e legalità”, Ernesto Napolillo, direttore generale dei Detenuti e del trattamento del Dap, Antonella Baldino, amministratore delegato dell’Istituto per il credito sportivo e culturale, Maria Spena, consigliere d’amministrazione Sport e salute.
Il procuratore Sottani ha rilevato come “lo sport non è solo fatica e cronometri: è il campo dove si impara che le regole sono la base, il rispetto è la forza e la squadra è il vero traguardo. Nelle carceri, infatti, – prosegue il magistrato – lo sport diventa strumento di rinascita, educa alla legalità, favorisce la collaborazione e umanizza la pena”.
Ernesto Napolillo ha esposto il contenuto di un monitoraggio nazionale: “Abbiamo ricostruito una mappatura dell’attività sportiva negli istituti penitenziari e il risultato è sconfortante. A fronte di taluni territori dove c’è una particolare attenzione per l’argomento, c’è un gran vuoto sia a livello qualitativo sia quantitativo in ampie zone. Se andiamo ad analizzare i dati dal punto di vista femminile, il risultato è ancora più sconfortante”. Ritiene dunque che sia necessario estendere l’attività sportiva in tutti gli istituti di pena, “perché lo sport non è solo attività fisica, ma una scuola di regole che diventano a loro volta scuola di rieducazione”.