Abdon Pamich, la storia dell’esule diventato campione

Pamich (Immagine Wikipedia)
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Alle celebrazioni del Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 per ricordare i massacri delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, alla Camera dei deputati ha partecipato Abdon Pamich, medaglia d’oro nei 50 km ai Giochi Olimpici di Tokyo del 1964 e bronzo a Roma nel 1960. L’aula di Montecitorio ha tributato una standing ovation dopo il suo intervento: “Oggi, 10 febbraio, è una data che riapre in me quella ferita che porto nell’anima dal giorno in cui sono stato costretto a fuggire con mio fratello dal regime oppressivo instaurato dal maresciallo Tito, lasciando tutto di quello che più caro avevamo”, ha detto Pamich.

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“Questo giorno ha un significato importante per rinnovare il ricordo, sia per far conoscere a quelli che ancora lo ignorano, le vicende che hanno caratterizzato la storia del nostro confine orientale nel secondo dopoguerra”, ha aggiunto Pamich, ringraziando “le autorità convenute per la loro presenza e tutti coloro che con il loro impegno hanno reso possibile l’istituzione di questa giornata che ci permette di perpetuare in modo solenne questa data”.

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Per l’occasione Rai 1 trasmetterà oggi in prima visione, martedì 10 febbraio, il film tv “Il Marciatore – La vera storia di Abdon Pamich”, diretto da Alessandro Casale che ripercorre la vita, dall’infanzia fino ai successi sportivi, del campione olimpionico ed europeo. Pamich, 92 anni, è stato coinvolto direttamente nel film tratto dall’autobiografia “Memorie di un marciatore”.

Dall’infanzia trascorsa a Fiume all’abbandono della città natale insieme al fratello per sfuggire al regime di Tito, che prese il potere dopo la fine della Seconda guerra mondiale. L’esule Abdon a Genova conobbe Giuseppe Malaspina, il mago della marcia, e dopo anni di sacrifici e duro lavoro vinse l’oro olimpico a Tokyo.

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È il regista Alessandro Casale a descrivere cosa ha rappresentato la marcia di Pamich: “È il ritratto di un uomo che ha fatto della costanza, della determinazione e della resilienza il suo stile di vita. La sua marcia non è solo disciplina atletica, ma una metafora esistenziale. Un cammino iniziato tra le macerie della guerra e approdato alla gloria olimpica”.