Abuso d’ufficio: l’abrogazione non viola la Convenzione di Merida
3 Luglio 2025
“L’abrogazione del reato di abuso di ufficio da parte del legislatore italiano non
contrasta con la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (la cosiddetta Convenzione di Mérida)”. Così il comunicato della Corte costituzionale che oggi ha depositato la sentenza n. 95/2025 con cui, si dice ancora, “ha posto un punto fermo sulla discussa abrogazione del reato di abuso d’ufficio, operata con la legge n. 114 del 2024”.
La Corte ha in effetti respinto tutte le questioni di legittimità costituzionale sollevate da quattordici giudici, stabilendo che l’abrogazione dell’istituto non viola la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, perché “le norme della convenzione invocate dai giudici rimettenti, non delineano un dovere puntuale in tal senso, ma anche perché il reato stesso non è presente in modo uniforme negli ordinamenti dei Paesi firmatari”.
La sentenza della Corte costituzionale, inoltre, chiamata a valutare se l’abolizione dell’abuso d’ufficio abbia prodotto “vuoti di tutela” penalmente rilevanti, o se questi siano stati controbilanciati da benefici sistemici (come auspicato dal legislatore nella relazione illustrativa alla riforma) ha ritenuto che si tratti di “questione politica, che non può essere sindacata in sede di giudizio costituzionale”.
Sentenza della Corte costituzionale n. 95/2025