Al Beccaria di Milano, il rugby torna a insegnare le regole
14 Luglio 2026
C’è uno sport, aggressivo ma non violento, che più di molti altri insegna a rialzarsi dopo una brutta caduta. Una disciplina fatta di contatto fisico, fiducia e senso di appartenenza, la cui regola principale è avanzare sul campo passando la palla al compagno che sta indietro o accanto, mai in avanti. È il rugby, un laboratorio di educazione emotiva fondato su regole, rispetto e spirito di squadra.
Con Diego Dominiquez, icona rugbista, la palla ovale entra anche nel carcere minorile Cesare Beccaria di Milano. Da settembre, 80 ragazzi dell’istituto penale scenderanno in campo grazie al progetto “In meta”, promosso dalla Regione Lombardia con la collaborazione della Federazione italiana rugby.
L’iniziativa, che prevede uno sport camp dove realizzare anche attività di calcio, basket, fitness e nuoto, è stata presentata dal Presidente Attilio Fontana e dal sottosegretario allo Sport giovani, Federica Picchi. Alla conferenza stampa hanno partecipato la direttrice dell’Istituto penale minorile, Eleonora Cinque, il vicepresidente della Federazione italiana rugby, Paolo Vaccari, e l’ex apertura della Nazionale, Diego Dominguez.
“I valori dello sport rappresentano uno straordinario strumento educativo – ha sottolineato il presidente Fontana – sono elementi che contribuiscono alla crescita dei ragazzi, aiutandoli a costruire un percorso formativo positivo e ad affrontare con maggiore consapevolezza una fase della vita spesso complessa”.
“La palla ovale – aggiunge il sottosegretario Picchi – funziona solo se un compagno la passa all’altro, altrimenti non si gioca. Non è come la palla da calcio che rotola, o quella del basket che rimbalza: se non si passa, resta lì per terra, immobile”.
Durante la presentazione del progetto, Dominguez ha ricordato che “il rugby insegna che la forza è servizio alla squadra, l’avversario non è un nemico e ogni confronto ha senso solo dentro regole condivise e rispetto reciproco. Uno sport super formativo dove impari ad aiutare e a essere aiutato”.
Le regole del rugby, infatti, offrono ai giovani reclusi insegnamenti che possono accompagnare il percorso di rieducazione. Nessuno può vincere da solo, chi porta il pallone può avanzare solo se protetto dagli altri compagni. Dopo una meta subita o un’azione sbagliata si ricomincia insieme. Ogni errore ha conseguenze sull’intera squadra ma durante il Terzo tempo, il tradizionale incontro post partita tra i giocatori della due squadra, gli attriti si annullano e si intensificano i rapporti tra i giocatori, spesso coinvolgendo anche le tifoserie.
Non è la prima volta che i giovani del Beccaria incontrano il rugby. Già nel 2008, l’As Rugby di Milano aveva organizzato allenamenti settimanali e partite annuali. Nel 2012, il documentario “All Bec, il senso di una meta”, vincitore dell’International Sport Film Festiva, girato all’interno del campo del Beccari, ha portato sullo schermo l’esperienza dei minori ristretti e del personale che, dopo anni di lavoro, nel 2011 ha fondato la Freedom Rugby Club, la squadra interna del Beccaria, interamente formata dai ragazzi detenuti.
A dimostrazione della funzione riabilitativa di questa disciplina, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la Federazione Italiana Rugby hanno siglato il patto d’intesa volto a rafforzare e ampliare il progetto “Rugby Oltre le Sbarre” negli istituti penitenziari italiani.