Libri Liberi a Firenze: Sergio Rubini e Aurelio Picca al Meucci

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Dopo la prima tappa al “Beccaria” di Milano del 4 aprile, l’iniziativa “Libri Liberi”, promossa dalla Fondazione De Sanctis e rivolta ai giovani ospiti degli Istituti penali, approda al ‘Meucci’ di Firenze. La giornata ha coinvolto i ragazzi detenuti, i rappresentanti della sicurezza, della scuola, delle associazioni sportive e della sanità penitenziaria nonché il Garante dei detenuti del Comune di Firenze, Eros Cruccolini.

Il grande classico scelto per la giornata odierna è il romanzo epistolare “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, che l’autore immagina scritte ad un amico dal giovane morto suicida, Lorenzo Alderani, nell’ultimo periodo in vita. Il suo tratto ardente, appassionato, irascibile e impulsivo, ma anche la sensibilità e la capacità di provare compassione, ben rappresentati dall’interpretazione di Rubini e Picca, hanno catturato l’attenzione dei ragazzi, rappresentando perfettamente gli stati d’animo che spesso li attraversano.

Sergio Rubini, ha esordito negli anni Ottanta in radio per poi approdare sul grande schermo nella metà degli anni Novanta, prima come attore e poi come regista e sceneggiatore. Da diversi anni è anche docente di recitazione cinematografica presso l’Accademia nazionale d’arte drammatica. Si è aggiudicato diversi premi, tra cui David di Donatello, Nastri D’argento, Globo d’oro e ciak d’oro.

Rubini, emozionato dal vivere il primo ingresso in un carcere, ha raccontato ai ragazzi la sua storia professionale, le tante soddisfazioni non prive, a tratti, di insuccessi. Ha spiegato loro quanto i successi a volte possano nascere dai fallimenti e che la vera soddisfazione stia nel riuscire a essere sé stessi senza imitare qualcun altro, essere protagonisti ciascuno nella propria unicità.

Aurelio Picca, poeta e scrittore, ha esordito negli anni Novanta con la poesia; seguono poi racconti, romanzi e si aggiudica il Premio Alberto Moravia, il Superpremio Grinzane Cavour, Flaiano ed Hemingway.

Picca dal canto suo ci ha tenuto a raccontare l’esperienza personale soffermandosi su un particolare momento che ha definito come un “bivio adolescenziale” che lo ha portato a scegliere tra il male e il bene: grazie all’amore per la letteratura ha scelto il bene. Ha aggiunto quanto sia facile, sempre e per tutti, “distruggere” e più difficile “costruire” e di come sia riuscito a farlo attraverso il teatro.

Entrambi gli ospiti hanno sottolineato come la cultura e l’istruzione possano trasformarsi in utili chiavi per la conquista della libertà, esortandoli ad arricchirsi in tale direzione per acquisire gli strumenti che gli consentano di operare scelte autonome, orientate alla emancipazione.

I partecipanti esterni hanno apprezzato il clima sereno e disteso che si è respirato per tutta la durata dell’evento, durante il quale i ragazzi hanno mantenuto un comportamento rispettoso e particolarmente interessato, testimoniato anche dalle domande che hanno sottoposto sia a Rubini sia a Picca. In particolare, un giovane, stimolando riflessioni condivise, ha chiesto: “Com’é osservarvi da fuori mentre vestite i panni del personaggio?”, volendo in questo modo creare una similitudine con ‘il dentro e il fuori’ dalle mura carcerarie.