Alghero, omaggio ai cinque agenti uccisi 75 anni fa durante la rivolta

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Il 18 novembre 1945 una rivolta scoppiata ad Alghero, in quello allora conosciuto come “bagno penale”, si trasformò in una tragedia: nel tentativo di evitare l’evasione di 60 ergastolani, nei disordini persero la vita 5 agenti penitenziari:Ugo Caridi, Ettore Scalas, Giovanni Bacchiddu, Paolo Pittalis e Salvatore Soro

A 75 anni da quei fatti, il ricordo è ancora vivo nel reparto di Polizia Penitenziaria dell’istituto sardo e oggi il direttore dell’istituto Elisa Milanesi e il comandante di reparto Antonello Brancati hanno deposto una corona d’alloro ai piedi della targa che commemora le vittime di quel giorno.

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La direttrice Elisa Milanesi e il comandante Antonello Brancati alla cerimonia del 75° anniversario dell’eccidio di Alghero

A pochi mesi dalla fine della guerra in Europa, quando il mondo era ancora sconvolto dall’apparizione delle armi atomiche, gli istituti di pena italiani stavano vivendo un momento di transizione. Il 25 aprile c’era stata la Liberazione, il 28 la morte di Mussolini e già il 21 agosto 1945 lo status degli allora agenti di custodia era cambiato, per iniziativa del primo Guardasigilli del dopoguerra, Palmiro Togliatti, che aveva inserito gli appartenenti al Corpo nelle Forze Armate.

Nel carcere di Alghero era la notte tra sabato e domenica, poco prima dell’alba: il momento della conta, che a quell’epoca poteva essere effettuata solo facendo uscire i 60 reclusi dalle camerate, dei corridoi illuminati appena dalle lampade a petrolio, unica luce disponibile in quei tempi di magra. Quando i cancelli si aprirono, due degli ergastolani tentarono di darsi alla fuga aggredendo gli agenti di servizio a coltellate. Poi alle violenze si unirono altri detenuti e sotto i colpi di attrezzi rudimentali caddero Ugo Caridi, Ettore Scalas, Giovanni Bacchiddu, Paolo Pittalis e Salvatore Soro. Rimase ferito Giulio Moi, un giovane appena arruolato tra gli allievi Agenti di custodia: unico sopravvissuto di quella tragica notte.

Con coraggio le vittime avevano cercato di far valere la ragione e il brigadiere Scalas era stato sopraffatto e ucciso proprio mentre chiedeva agli ergastolani di desistere dal loro proposito. Una decina di detenuti riuscì a farsi strada fino alle mura e ad allontanarsi, ma l’intervento degli agenti caduti aveva comunque permesso ai colleghi delle altre squadre di prestare il primo soccorso.