Anche il calcio a 5 femminile nella Polisportiva Atletico Diritti

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La squadra femminile di calcio a 5 della Polisportiva Atletico Diritti
Alcune atletete della squadra di calcio a 5 della Polisportiva Atletico Diritti con Katia Serra, ex calciatrice della Nazionale

Da qualche mese la Società Polisportiva Atletico Diritti, costituita nel 2014 dalle associazioni Progetto Diritti e Antigone con il patrocinio dell’Università di Roma Tre, ha aggiunto alle squadre di calcio maschile, cricket, basket e calcio a 8, una nuova formazione, il calcio a 5 femminile composto da detenute dell’istituto penitenziario di Roma Rebibbia “Germana Stefanelli”. Tutte le squadre della Polisportiva sono composte da migranti, rifugiati, persone in esecuzione della pena e studenti universitari in quanto scopo del progetto è utilizzare lo sport come laboratorio di inclusione sociale.

L’ultima squadra nata, composta da detenute dell’istituto penitenziario di Rebibbia, è allenata da Carolina Antonucci in forza alla Res Women (campionato di Eccellenza) come centrocampista e difensore centrale nonché dottoranda in Studi Politici e ricercatrice per Antigone. Ad allenarsi da ottobre scorso sono circa 20 donne, italiane, sudamericane e subsahariane. Una risposta all’iniziativa che ha sorpreso gli operatori.

“Non mi aspettavo questa adesione – confessa l’allenatrice – perché mi avevano detto che le donne in carcere sono meno motivate e partecipative. Probabilmente dipende anche dal tipo di sport che viene proposto. Nel calcio c’è entusiasmo e condivisione”. Una delle prime formazioni incontrate dalla squadra delle detenute nel campo di Rebibbia è stata la Nazionale delle parlamentari. Qualche giorno fa è stata la volta della “Partita del sorriso” a sostegno della lotta all’endometriosi, incontro con una rappresentanza di donne vincitrici del concorso Miss Mamma Italiana conclusosi con la vittoria della squadra che giocava “in casa”.

Ma quali gli obiettivi in prospettiva dell’iniziativa? “Ci piacerebbe partecipare a un torneo vero per far conoscere alle calciatrici l’aspetto più autenticamente sportivo. Ma vorremmo anche contribuire a ribaltare l’idea di un diritto allo sport ‘femminile’ che oggi comprende in carcere sport ritenuti più adatti alle donne, mentre all’esterno ormai da molti anni non sono più riservati solo agli uomini”.