Amministrazione della Giustizia: si inaugura l’Anno giudiziario 2026
30 Gennaio 2026
“In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”. Così, nel suo incipit, la relazione del Primo presidente della Corte suprema di cassazione, Pasquale D’Ascola, con la quale si avvia la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 che come ogni anno si tiene nell’Aula magna della Corte suprema di cassazione.

“Nel 2025, 44mila i ricorsi penali, di cui, definiti 40.815” , l’arretrato “è solo di 13.628 fascicoli, cioè quanto la Corte può definire in quattro mesi”; nel settore civile “l’arretrato è stato ridotto di un terzo in cinque anni: dai 120.473 di fine 2020, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2025 sono passati a meno di 80mila” ha proseguito D’Ascola, garantendo uno smaltimento delle sopravvenienze in 122 giorni di media, “dato di poco superiore a quello dello scorso anno, ma che si giustifica sia con le carenze di organico, sia per una rinnovata attenzione all’equilibrio dei carichi di udienza, per affrontare con la massima attenzione le cause più complesse”, perché, ha sottolineato, “nelle aule della Cassazione passa la vita delle persone, passano i loro traumi e la quotidianità”.
Un cenno all’intelligenza artificiale che, secondo D’Ascola, “non deve incidere sul nucleo irriducibile della giurisdizione: attività interpretativa, ponderazione probatoria e determinazione del contenuto decisorio”, assegnando sempre alla persona “il baricentro della responsabilità e della decisione”. Riferendosi poi alla digitalizzazione, al processo penale telematico e all’adeguamento del processo civile telematico, nel merito e in Cassazione, il Primo Presidente ha appresentato la preoccupazione che emerge dalle sedi giudiziarie: “Gli sforzi economici degli scorsi anni non hanno dato sin qui risultati sufficienti e la richiesta è quella di coordinare le iniziative strutturali con le esigenze effettive degli uffici giudiziari, da interpellare prima della elaborazione di programmi e strumenti informatici, per saggiarne la validità”.
Intervento Primo Presidente della Corte suprema di cassazione
Il Primo Presidente ha poi lasciato il posto all’intervento del Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, il quale ha parlato di una “significativa riduzione dell’arretrato” da parte del Csm, riferendosi sia alle valutazioni di professionalità, sia al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, “circa l’80% dei quali è stato attribuito all’unanimitá”. Quanto all’attività della sezione disciplinare, ha proseguito Pinelli, “va evidenziato l’elevato tasso di conferma delle decisioni dinanzi alle sezioni unite della Cassazione: solo 43 sentenze impugnate, il 72% delle quali ha trovato conferma”. Pinelli si é poi riferito al “principio di leale collaborazione, speculare al principio di separazione dei poteri” cui gli “gli attori istituzionali è necessario che prestino ossequio”.

Dopo l’intervento del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, é la volta del Procuratore Generale della Cassazione, Pietro Gaeta, che ha inizialmente auspicato il recupero “di una lucida razionalità istituzionale”, perché viceversa la giurisdizione, “privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione, non giova a nessuna”. E’ passato poi alla illustrazione delle attività della Cassazione: “Il settore penale, nella sua interezza, ha già conseguito, con largo anticipo, l’obiettivo di riduzione (- 25%) della durata del processo penale fissato per il 30 giugno 2026 dal Piano nazionale di ripresa e resilienza; nel settore civile, è praticamente conseguito l’obiettivo finale di riduzione dell’arretrato (- 90 per cento al 30 giugno 2026) e, sulla base di credibili proiezioni, anche quello della durata (- 40%) è ampiamente alla portata e lascia ottimisti. Risultati particolarmente lusinghieri, considerando che i parametri di produttività dei magistrati italiani sono al vertice di quelli europei, sia in termini di media che assoluti”.

“In generale, può affermarsi – ha proseguito Gaeta – che la magistratura italiana ha colto pienamente le opportunità di modernizzazione e di innovazione dischiuse dall’attuazione del Pnrr: si sono recuperate fondamentali economie di scala ed eliminate sacche di inefficienza organizzativa; si è offerta piena ed efficace collaborazione alle strutture ministeriali per l’effettivo avvento del processo telematico. La magistratura tutta – giudicante e requirente – ha insomma, con convinzione, cooperato per elidere antiche criticità, affinché nessuna sede giudiziaria fosse lasciata indietro: quasi una nuova solidarietà nell’organizzazione giudiziaria, grazie anche all’intelligente regia del Consiglio Superiore della Magistratura”.
Relazione e Intervento del Procuratore generale della Corte suprema di cassazione
E’ stato quindi il momento dell’Avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, che ha ricordato come il “considerevole volume di contenzioso che impegna la Suprema Corte vede coinvolta l’Avvocatura dello Stato, soprattutto nel settore tributario, con un aumento costante, nel triennio”. “La costante leale collaborazione istituzionale con la Suprema Corte – ha aggiunto – ha per oggetto non soltanto l’attività giurisdizionale ma anche la partecipazione ai Tavoli tecnici, necessari per adottare soluzioni condivise”. E poi un cenno alla digitalizzazione delle attività proprie dell’organismo, “che vede in campo il dipartimento dell’Innovazione Tecnologica del ministero della Giustizia e la ricostituzione di un Gruppo di lavoro per lo studio di un sistema di deposito, più moderno ed efficiente”.

“La giustizia misura la qualità della democrazia e tutti abbiamo il dovere di adoperaci per migliorarla”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, prendendo la parola e avviando così la cerimonia alla chiusura. “La giustizia deve essere resa più accessibile, più efficiente, più moderna, ma non può essere giusta se non resta fedele ai principi che la fondano”.
Ha fatto poi riferimento alla “sostanziale abrogazione della trattazione in presenza nel processo civile, ma anche di quello penale in grado di appello”, riforme approvate durante l’emergenza sanitaria, che sono state poi trasformate in norme strutturaliche, e che – ha detto Greco – “ha ridotto gli spazi della difesa, compresso il contraddittorio, trasformato il processo in un adempimento burocratico. Noi avvocati vogliamo tornare a un processo che si svolga alla presenza delle parti e non sia un burocratico procedimento amministrativo”, ha proseguito il Presidente del Cnf, aggiungendo: “Con spirito collaborativo proponiamo alla magistratura un ‘Patto per la Giustizia’, che impegni entrambi nella ricerca delle soluzioni per affrontare i problemi noti”.

Richiamando poi l’attenzione sull’emergenza carceri, che ha definito “un’urgenza costituzionale non più rinviabile”, ha precisato: “Chi ha violato la legge non può essere privato della dignità: il sovraffollamento, le condizioni strutturali inadeguate, la carenza di personale, l’insufficienza dei programmi rieducativi sono problemi che non possono più essere rinviati. Va ridotta al minimo la carcerazione preventiva e rafforzate le misure alternative; occorre pensare all’edilizia giudiziaria, che non significa costruire nuove carceri, ma rendere meno disumane quelle esistenti; ampliare le misure alternative e quelle sostitutive, immaginare percorsi di recupero nelle comunità” ha concluso Greco.
Al termine degli interventi, il Primo Presidente della Corte suprema di cassazione, Pasquale D’ascola, ha dichiarato ufficialmente aperto l’Anno giudiziario 2026.