Antigone vive a Milano, tra il carcere minorile e la città

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Antigone, lo spettacolo del repertorio di Teatro PuntozeroBeccaria, è in cartellone a Milano, dal 25 aprile al 10 maggio (dal lunedì al sabato alle 19,30 e la domenica alle 16,30), nello spazio che l’associazione gestisce, da circa trent’anni, con gli ospiti dell’istituto penitenziario minorile del capoluogo lombardo.
L’attività dell’ente risponde a un progetto continuativo, nato all’interno del carcere, e si avvale di una moderna ed efficiente struttura scenica, con un accesso dall’esterno del penitenziario: un vero e proprio teatro cittadino, inserito nel tessuto urbano.

Caterina Canova, che collabora come volontaria con l’associazione, e che stata intervistata da gNews, definisce l’edificio teatrale un “contro-spazio”, rispetto a quello della detenzione. “A Milano, in Via dei Calchi Taeggi, 20, fermata metropolitana Bisceglie, si impone allo sguardo uno scenario quasi ossimorico. Due spazi convivono fianco a fianco, due luoghi profondamente diversi per intenzione e destino, che sembrano dirsi l’un l’altro qualcosa di essenziale”, scrive Canova in un articolo di Teatro, il 26 aprile.
È “un locale di pubblico spettacolo, aperto alla città trecentosessantacinque giorni l’anno”, che consente di organizzare una vera e propria stagione teatrale.  Così descrive l’iniziativa Lisa Mazoni, attrice, e fondatrice dell’associazione insieme al regista e attore Giuseppe Scutellà, presentando a Sabrina Rappoli la nuova edizione dell’Antigone di Sofocle (tg24.sky.it, 18 gennaio 2026).

L’associazione organizza laboratori professionali per la formazione nell’arte della recitazione, e negli altri mestieri del teatro, mirati al reinserimento sociale dei giovani detenuti, e realizza spettacoli con la partecipazione degli ospiti dell’istituto, impiegati come attori, scenografi, costumisti e truccatori. Per queste attività, Puntozero si avvale della collaborazione di professionisti di pluriennale esperienza, nonché di studenti dell’Università degli Studi di Milano.
Dal punto di vista educativo, la finalità del progetto è far sì che i ragazzi coinvolti abbiano l’opportunità di trascorrere il periodo della detenzione in un contesto culturale favorevole all’incontro con altri coetanei, completamente estranei al circuito delinquenziale, e possano familiarizzare con l’arte, con il sapere; “formarsi, imparare un mestiere e, soprattutto, imparare a vivere in una compagnia”, dichiara ancora l’attrice.
Alcuni dei ragazzi impegnati nelle produzioni all’interno del carcere, grazie alle competenze acquisite, hanno avuto occasioni lavorative presso enti artistici dell’area milanese.

La composizione della compagnia è duttile, sempre disponibile a nuovi ingressi, con un ricambio costante dei partecipanti. Il regista spiega che l’esperienza è aperta a tutti. “Chiunque qua dentro può decidere di fare teatro […]. Nel Beccaria ci sono ragazzi che hanno dai 14 ai 25 anni, sono nel pieno dell’età del gioco, dello scoprire sé stessi, dello scoprire le relazioni e la comunicazione”, dichiara a Sabrina Rappoli (tg24.sky.it, 18 gennaio 2026).
Chi ha sempre creduto nel progetto e lo ha sostenuto è Don Burgio, cappellano dell’istituto penitenziario minorile, e responsabile della Comunità Kayros, che offre sostegno a ragazzi con percorsi “difficili”, promuovendo e curando attività di contrasto al disagio giovanile.

Il punto di partenza dell’ Antigone di Teatro PuntozeroBeccaria è, come nelle passate edizioni, il testo sofocleo nella traduzione di Maria Grazia Ciani. Presentato, per la prima volta, nella stagione 2008-2009, e approdato al Piccolo Teatro di Milano nel 2019, lo spettacolo accompagna la storia dell’associazione quasi come un suo doppio. “Antigone ritorna, ciclicamente: ogni volta diversa, ogni volta necessaria. È un testo che attraversa tutto il percorso della compagnia, come una domanda che non smette mai di riaprirsi”, si legge nel comunicato stampa dell’associazione, redatto per l’ultima presentazione dello spettacolo. “Lo riproponiamo ogni anno, perché da Antigone non si finisce mai di imparare. E perché Antigone è la nostra palestra, il nostro insegnamento per la vita”, dichiara Scutellà nello stesso comunicato.

Il nucleo drammaturgico della rappresentazione è la relazione tra legge e giustizia, tra l’ordinamento dello Stato e le norme non scritte degli dèi, incarnato nello scontro tra Creonte e Antigone. Lo spettacolo è “un’occasione per interrogare il conflitto tra ciò che viene imposto come giusto – la legge positiva dello Stato – e ciò che invece si avverte come inderogabile”, scrive Canova.
Nella messa in scena di Puntozero la tensione tra i ruoli si amplia attraverso la scelta registica di affidare la parte di Creonte a una donna – Lisa Mazoni – che, nell’allestimento, veste anche i panni di Euridice. L’inversione approfondisce la dialettica tra generi, centrale nel testo sofocleo, e di particolare attualità, contestando i rapporti di potere.
La tecnica del ribaltamento opera anche nelle scelte espressive, che, in luogo della vocazione monolitica, della tragedia antica, alla lingua della polis, vede il Coro ripetere l’editto di Creonte in diverse lingue: oltre al greco, l’italiano, l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo, l’indiano, e l’arabo. Non si tratta semplicemente di sottolineare l’universalità del diritto, ma di introdurre il tema della presenza dell’alterità nel consesso sociale. Un’alterità che, in un luogo “diverso” come il carcere, porta con sé il motivo della necessità della comunicazione e dell’integrazione.
L’opera classica, ancora una volta, “riaccende in scena una riflessione scottante, capace di toccare il presente e di metterlo in discussione”, si legge nel comunicato stampa dell’associazione. La riflessione sul rapporto tra norma umana e norma divina, tra la ragion di Stato e l’etica della pietà e dell’amore, tra obbedienza e compassione, contiene un’attenzione al concetto di coscienza e di libertà. Antigone è “una domanda aperta che si insinua nella carne di chi ha vissuto […]. Antigone non offre risposte. Interroga. Disordina. Lascia sospesi”, scrive Scutellà nel sito dell’associazione. “Non c’è sintesi pacificante: Sofocle non l’aveva prevista: c’è piuttosto un equilibrio instabile, che chiede ogni volta di essere attraversato”, commenta Caterina Canova.

L’Antigone di Puntozero è uno spettacolo di grande valore sociale e artistico. Mentre si favorisce la crescita personale e l’emancipazione di soggetti in condizioni di disagio, e si sensibilizza la collettività alle problematiche della marginalità e della riabilitazione, si raggiungono finalità creative di alta qualità. “Sono in tanti a credere che ci si possa dedicare al teatro sociale solo se non si è riusciti a sfondare nel mondo del teatro tradizionale, ma noi siamo convinti esattamente del contrario”, dichiara Scutellà a Sabrina Rappoli. “Noi abbiamo raggiunto risultati eccellenti dal punto di vista artistico in ogni nostra rappresentazione”, spiega il regista.

Se Antigone incarna la tensione tra ordine condiviso e libero arbitrio, l’atto dell’eroina classica interpreta, come fa notare ancora Canova, una “forma contemporanea di resistenza”, a cui può ricondursi l’intero lavoro di Teatro PuntozeroBeccaria. Si tratta di contrastare il pregiudizio e la censura che ne deriva. “Resistenza, in questo caso, non significa rimozione della colpa, né indulgenza, né giustificazione. Significa piuttosto agire sui riverberi del processo: là dove la pena rischia di diventare identità, destino, marchio. La resistenza di Puntozero passa attraverso la destrutturazione dello stigma e la costruzione di possibilità. Senza retorica salvifica, senza promettere redenzioni facili”.