“Ave Maria piena di rabbia, una poesia che non si può dimenticare”

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Ave Maria piena di rabbia 

il sole sorge mi sveglio all’alba 

sezione femminile rimpianti senza fine 

la vita mia in mano alla follia

reiterazione la tua prigione

rabbia e rancore nostra alimentazione

Ave Maria piena di rabbia

la notte è lunga in questa gabbia

il silenzio è un’utopia chiudi il blindo amica mia

la notte è lunga per chi ha l’insonnia

c’è chi prende le gocce e non si vergogna

sezione psichiatria mai pensato in vita mia.

Ave Maria piena di rabbia 

mi son pentita aprite sta gabbia

Con questi versi così densi di vissuto e introspezione, una detenuta in regime di media sicurezza, ristretta nella Casa circondariale di Lecce, lo scorso 16 agosto si è aggiudicata il premio Afrodite con la poesia Ave Maria piena di rabbia. La giuria e il pubblico, riuniti nella storica darsena di Santa Caterina di Nardò, hanno voluto premiare la potenza evocativa del componimento, in bilico tra il rimando alla nota preghiera e l’insoddisfazione per la condizione che si sta vivendo.

Dedicato al poeta Vittorio Bodini, il premio letterario è stato promosso dalla Delegazione Salento di Ambiente Mare Italia (Ami), in collaborazione e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della città salentina. La giuria era composta da rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cultura, del giornalismo e della scuola: Mariacristina Libetta, assessore all’Ambiente, e Francesco Plantera, assessore alla Cultura del Comune di Nardò; Antonio Inguscio, delegato Ami; Raffaele Lattante, dirigente del liceo “Palmieri” di Lecce; i giornalisti Gabriella Della Monaca e Giuseppe Tarantino; Salvatore Mea, presidente del Caffè Letterario di Nardò.

Ed è proprio a Salvatore Mea che gNews ha chiesto che cosa abbia spinto la giuria a premiare questa poesia. “Sono arrivate tantissime poesie ma Ave Maria piena di rabbia spiccava tra tutte – ricorda Mea -. Dal punto di vista letterario è atipica nella sua rottura, trasformando la preghiera più dolce, da piena di grazia, in piena di rabbia, ma non é una provocazione”.

“È una confessione fatta con parole semplici – prosegue il presidente del Caffè Letterario – ma che tutti possiamo comprendere. Pochi versi che contengono dolore, rimpianto, rancore, ma che al tempo stesso esprimono pentimento e redenzione, bisogno di riscatto e tanta voglia di vita”. Per Mea si tratta di una poesia “umanamente vera” perché “non racconta il carcere da spettatore ma da protagonista”.

“Assegnando questo premio – conclude Mea – la giuria ha voluto mandare un messaggio: la poesia abbatte ogni muro e restituisce dignità, ascolto e speranza. La poesia ha meritato di vincere poiché, dopo averla letta, non si dimentica”.